Sorpresa, in Europa non arrivano più turisti extracomunitari

In Europa sono pochi i turisti extracomunitari, appena il 10%. È questa la sorpresa dell’analisi dei dati sui flussi turistici all’interno dell’Unione. A essere misurate sono le notti passate in uno dei 28 paesi nell’arco del 2015, il più recente a disposizione di Eurostat. Nonostante la grande attrattiva della storia, dell’architettura, della natura e della gastronomia del Vecchio Continente, quindi, “il turismo europeo”, come scrive Eurostat in un proprio comunicato, “rimane una questione interna”. Leggi tutto “Sorpresa, in Europa non arrivano più turisti extracomunitari”

Musei, il Louvre è il più visitato del mondo

Il museo più famoso di Francia batte i musei americani e quelli tradizionalmente gratuiti d’Inghilterra. Italia non pervenuta nella Top 10 aspettando gli effetti della “rivoluzione” di Franceschini

Il museo più famoso di Francia batte i musei americani e quelli tradizionalmente gratuiti d’Inghilterra. Italia non pervenuta nella Top 10 aspettando gli effetti della “rivoluzione” di Franceschini

(Foto: Getty Images)
(Foto: Getty Images)

Saranno il fascino secolare, il ruolo iconico nella cultura francese ed europea o le sterminate collezioni: il Louvre è il museo più visitato al mondo nel 2014, con oltre 9 milioni di visitatori. Batte di un milione il secondo in classifica, il National Museum of Natural History di Washington D.C.

I dati sui 10 musei più visitati al mondo diffusi da Themed Entertainment Association (TEA), un’associazione internazionale che raggruppa professionisti del settore museale, vede un confronto praticamente esclusivamente sul fronte Europa-USA con, unico incomodo, il Museo Nazionale Cinese di Pechino. Pare, quindi, che a pesare sul fronte dell’attrazione siano la tradizione e la storia di grandi istituzioni e grandi collezioni come quelle del Louvre, del British Musem di Londra, della National Gallery o del Moma di New York.

Da notare che ben sette dei dieci musei considerati sono ad accesso gratuito. Benché, per esempio, al British Museum si paghino le esibizioni temporanee, i dati qui raccolti si riferiscono solamente ai visitatori dei musei. Il che porta a considerare che questo non può non essere un fattore determinante nella capacità di attrarre visitatori da tutto il mondo. In quest’ottica, acquista ancora maggiore valore il primato del Louvre e le posizioni degli altri due unici musei con ingresso a pagamento: i Musei Vaticani e il Moma.

Nessun museo italiano in classifica (i Vaticani, nonostante siano a Roma, non sono un museo italiano), nonostante la grande quantità di collezioni d’arte di valore assoluto sparse tra la capitale, Firenze, Venezia e altre decine di località del paese. Nei prossimi anni potremo chiedere al ministro Franceschini se i cambiamenti che lui stesso ha introdotto (qualcuno, con tono enfatico, ha parlato di “rivoluzione“) hanno sortito qualche effetto in questo senso.

[da Wired.it]

Verso un TripAdvisor delle malattie tropicali? | EcoHealth 2014 #3

ATTUALITÀ – Praticamente tutti i circa 3 milioni di turisti che ogni anno arrivano a Bali, isola indonesiana di cultura hindu, passano almeno qualche ora a Ubud passeggiando nelsantuario della Foresta Sacra delle Scimmie (Padangtegal Mandala Wisata Wenara Wana in balinese). Oltre alla bellezza della vegetazione tropicale, l’attrazione principale sono i macachi (Macaca fascicularis) che la popolano. Considerati sacri dalla cultura locale, sono simpatici ladruncoli di frutta e ogni cosa che luccica, e principale soggetto delle fotografie: inservienti dell’ente che gestisce il parco aiutano i turisti a farseli salire in spalla per un fotoritratto. “Il contatto ravvicinato con gli animali liberi è uno dei motivi per cui i turisti vengono a Bali”, spiega Susilawati Tana del Centro per Politiche Sanitarie e Sociali dell’isola a margine del suo intervento a EcoHealth, la conferenza che ha raccolto a Montreal ricercatori ed esperti del rapporto tra ambiente e salute. “Questo tipo di contatti allo stesso tempo rappresentano un aumento del pericolo di diffusione di malattie”.

Uno studio condotto dal team di Pattamaporn Kittayapong, biologa della Mahidol University di Bangkok ha mostrato che nella zona turistica di Koh Chang (un’isola-parco vicino al confine cambogiano) le zanzare completano “il loro pasto di sangue mescolando quello umano con quello delle scimmie”. Il che significa che dopo aver punto una scimmia pungono anche un essere umano (o viceversa), “aumentando in modo consistente la possibilità di passare da scimmia a uomo le malattie”. Come per esempio la chikungunya o la dengue che il team tailandese ha studiato nel periodo 2001 – 2010. Oltre a questa scoperta, nello stesso periodo si è potuta osservare un aumento dei contagi durante l’alta stagione turistica. “Abbiamo anche osservato una maggior presenza di larve di zanzara, sia di Aedes aegypti che di Aedes albopictus (la zanzara tigre, NdR), nelle zone a più alta concentrazione di visitatori”, spiega Kittayapong, “il che ci fa concludere che sotto il profilo della diffusione i luoghi turistici siano dei veri e propri hotspot”, zone calde nella battaglia per il contenimento.

I turisti spesso ignorano i rischi che corrono nei contatti come quelli che avvengono tutti i giorni con le scimmie di Ubud. “Nel nostro studio”, fa notare Kittayapong, “abbiamo documentato l’assenza di precauzioni da parte di moltissimi turisti”: i piedi a mollo nell’acqua, il mancato utilizzo delle zanzariere e di altri dispositivi per limitare le punture di insetto, abbigliamento inadeguato e via di questo passo. Ma nelle stesse zone turistiche del Sud-est asiatico c’è anche una preoccupante assenza di tutela dei lavoratori sotto il profilo della salute. “Spesso non hanno un’assicurazione sanitaria, perché magari sono immigrati illegalmente, e vanno a lavorare anche quando sono malati”, spiega Kittayapong, “mettendo a rischio la propria salute e quella di chi sta loro vicino”.

Nell’isola di Bali, secondo i dati mostrati da Tana, il 70% della raccolta fiscale deriva da attività turistiche. Accanto a questo flusso di denaro ci sono i guadagni di chi lavora nel settore, spesso una vera e propria strada per uscire dalla povertà (“pathway out of poverty”).  Comprensibile, ma solo parzialmente, la resilienza dei governi: c’è la paura di veder diminuire gli affari e il gettito fiscale se si fanno circolare informazioni ritenute ingiustamente allarmanti come quelle di una campagna informativa. “Questo atteggiamento, però, mette a repentaglio la salute pubblica”, afferma Susilawati Tana.

Inoltre perché il progressivo aumento delle aree edificate a discapito di zone verdi nelle città più turistiche sta facendo peggiorare la situazione. A Cat Ba (Vietnam), un’altra località studiata dal team capitanato dai tailandesi, nel decennio 2001 – 2011 la terra usata per scopi agricoli è diminuita del 5%, quella lasciata a foresta del 3%, mentre il territorio urbano è aumentato dell’8% e l’area occupata da servizi per turisti è salita del 94%. L’erosione di spazio verde ha tra i suoi effetti quello di concentrare maggiormente nelle aree urbanizzate esseri umani e insetti-vettore.

La proposta di Kattayapong, a cui partecipa anche il gruppo di Tana, è quella di un network di hotel e strutture turistiche in tutto il Sud-est asiatico (al momento ne fanno parte esercizi in Tailandia, Bali, Filippine, Vietnam) che rispondano ad alcuni criteri basilari per limitare la diffusione delle infezioni. Essenziale è la cura della stessa struttura di accoglienza sotto il profilo igienico e sanitario, a cui si aggiunge la copertura sanitaria per i dipendenti e la loro formazione sulle malattie infettive. Ma l’aspetto più importante è che a tutto ciò è affiancata una campagna informativa per i turisti (materiali informativi in situ) e per la popolazione (attraverso i mezzi di comunicazione. La speranza è che questa specie di TripAdvisor delle malattie tropicali riesca anche a far muovere i governi perché prendano si impegnino maggiormente in questo campo.

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