Intelligenza artificiale da profilazione

L’intelligenza artificiale utilizzata per l’analisi del comportamento e delle scelte online delle persone: ogni individuo è definito da un milione di variabili

L’intelligenza artificiale utilizzata per l’analisi del comportamento e delle scelte online delle persone: ogni individuo è definito da un milione di variabili

Lo scorso marzo Lee Se-dol, il campione mondiale del gioco di strategia di origine asiatica “go”, è stato sconfitto da AlphaGo, un programma basato sull’intelligenza artificiale creato da DeepMind, l’azienda di Google che lavora sull’intelligenza artificiale. Nel raccontarlo a Supernova, l’evento sull’innovazione nella comunicazione digitale che da tre anni si tiene a Londra, il fondatore e ceo di Quantcast Konrad Feldman ha sottolineato che l’aspetto più interessante è che AlphaGo “ha imparato semplicemente giocando, ha imparato dai propri errori”. Il software ha raggiunto un livello estremamente raffinato di gioco grazie alla capacità di analizzare i dati delle partite che ha giocato per ricavarne strategie efficaci. Se al posto di “go” mettiamo Internet e ci dotiamo di una potenza enorme di calcolo, ecco una versione molto semplificata di quello che riescono a fare i sistemi di analisi e modellizzazione del comportamento online messi a punto da Quantcast.

Immaginiamo di voler aumentare il numero di contatti del nostro sito: inseriamo sulle nostre pagine i cookies di tracciamento di Quantcast e in una prima fase il sistema analizza com’è composto e che caratteristiche ha il nostro pubblico. “Nella seconda fase, quella attiva – spiega Ilaria Zampori, general manager di Quantcast per l’Italia -, i nostri sistemi vanno per esempio a cercare tra tutti gli italiani quell’insieme di navigatori che si avvicinano al prototipo che abbiamo individuato nella prima fase”. In questo modo, troviamo il target che con buona probabilità è interessato a visitare il nostro sito. Il punto centrale qui è quanto riesco a essere raffinato nell’analizzare il comportamento online delle persone. “I computer possono andare oltre età, sesso e informazioni demografiche di base – spiega Feldman – e possono prendere in considerazione milioni di caratteristiche”. Il risultato è che ogni individuo a Quantcast è definito da un milione di variabili diverse. La tecnologia, quindi, permette di etichettare in modo molto più preciso i potenziali target a cui rivolgersi, permettendo ai propri clienti di individuare quelli più rilevanti.

[Leggi tutto su Nova – IlSole24Ore]

I diamanti di Anversa

anversa

Laboratori di certificazione, borsa internazionale, importatori e negozianti: Anversa, nelle Fiandre, è la capitale dei Diamanti, città che ospita anche diversi musei. Ci sono stato per Albachiara, trasmissione della Radio Svizzera Italia.

Qui potete trovare la pagina con l’audioreportage da ascoltare.

Immagine: Wikipedia

Pensieri atomici | Le ansie digitali: mie o altrui?

Più che un saggio, un racconto di un’esperienza: sei mesi di sperimentazioni che Ziccardi ha fatto su se stesso per capire quanto la tecnologia non fosse più un mezzo per lavorare e vivere meglio, ma una signora esigente che subdolamente si era portata via tempo, spazi mentali e libertà. Non si tratta di un libro luddista, ma di un libro che vuole raccontare l’esperienza di chi ha provato a riprendersi il controllo sulle tecnologie e a non farsi controllare da loro o, meglio, dalla pressione sociale che attorno a quelle tecnologie si è generata nelle vite di molti di noi. Esistere è reale solo se lo posso raccontare sui social network. Le vacanze le ho fatte solo se condivido le foto. Ho lavorato solo se sono rimasto tutto il tempo di fronte al computer a rispondere alle email e agli altri messaggi che ricevo quotidianamente.

La tecnologia e il digitale sono meravigliosi perché ti consentono di fare cose altrimenti lunghe, laboriose e faticose. Ma se non ti rispondo entro mezz’ora via email, nel 99% dei casi, non cambia nulla del lavoro che stiamo facendo insieme. Allora la nostra ansia – la mia sicuramente – non è generata solamente dal nostro senso del dovere, ma dalla possibilità che gli altri (committenti, colleghi, ecc.) ci buttino addosso le loro ansie: “puoi leggere la posta dal telefonino, perché non mi hai risposto subito?”, “ti ho mandato un SMS per segnalarti che ti ho inviato quel file di cui abbiamo parlato: perché non lo hai scaricato subito?”. E via di questo passo.

E allora chi è determina la scala delle priorità? Sono io a decidere che cosa deve avere la priorità nelle mie giornate lavorative o sono le ansie altrui che lascio entrare dalle finestre tecnologiche sempre aperte che ho sul mondo? Sono domande che mi sono posto leggendo questo libro, alle quali non ho ancora risposto, ma che ho l’impressione che siano più importanti di molte altre alle quali ho facilmente dato una risposta.

E per le quali vorrei ringraziare l’autore.

Open data. A che punto siamo? Raduno SOD14

Puntata di Pensatech del 28 marzo andata in onda su Radio Città del Capo di Bologna.

28 mar. – Open Data, cosa sono e come si utilizzano e riutilizzano? Arriva alla seconda edizione il raduno nazionale di Spaghetti Open Data, una mailing list che riunisce in maniera informale colo che si occupano, in Italia e non solo, di Open Data, cioè di dati pubblici in formato aperto, in modo da renderne facile l’accesso e il riuso.

Di nuovo è Bologna a fare da teatro degli incontri, venerdì 28 marzo in Regione in viale Aldo Moro il primo appuntamento, sabato e domenica nella sede di Working Capital (Telecom Italia).

Venerdì è la giornata dei bilanci e delle prospettive: si farà il punto ad un anno dal primo SOD13, in una conferenza aperta da Adam Shorland di Wikidata. Poi è il momento di parlare di istituzione del perché a volte i dati pubblici si riescono ad aprire e altre volte no. A questo proposito abbiamo parlato con Dimitri Tartari(@dtartari), assessore al Comune di San Giovanni in Persiceto e consulente per gli Open Data alla Regione Emilia Romagna. Ci fa l’esempio di OpenRicostruzione: i dati pubblici sono stati richiesti da Action Aid e dai cittadini dei paesi terremotati per monitorare i lavori della ricostruzione.

Si guarderà anche all’Europa, Matteo Brunati (@dagoneye) ci ha anticipato il suo talk su Epsi Platform, una piattaforma europea che cerca di racchiudere le pratiche dei diversi paesi europei sul tema, per capire come mettere insieme informazioni e competenze.  Si parlerà anche di data journalism, Open Street Map, tools per gli open data, open data civici…

Per sabato 29 è previsto il civic hackathon. A differenza degli hackathon “normali”, il civic hackathon di SOD14 non si concentra solo sulla produzione di software, ma anche su analisi di leggi e normative o azioni di monitoraggio civico. Qualunque persona interessata al tema può esserne protagonista, anche se non sa programmare.
Domenica 30 sarà il momento dedicato alla formazione con due mini-corsi. Uno riguarderà la visualizzazione dei dati; l’altro il web semantico e i linked open data. Saranno accessibili anche a principianti assoluti, e il loro obiettivo è rendere tutti in grado di fare delle cose con i dati.

Ne abbiamo parlato a Pensatech con Matteo Brunati e Dimitri Tartari

Tecnologia e disabilità, necessità ed opportunità

Ottava puntata di Pensatech dedicata a nuove tecnologie e disabilità. A Bologna è in corso dal 22 al 24 novembre Handimatica, mostra convegno nazionale dedicato a disabilità  e tecnologie Ict, organizzato dalla fondazione Asphi.

Ascolta il resto su rcdc.it

Come ti cracco il Kinect

Il resto su Wired (di carta) di agosto.

La pedalata assistita e quella truccata

Con i nuovi limiti al traffico auto, spopolano le bici. Anche quelle elettriche che qualcuno potrebbe truccare per andare più veloce. Pedalando meno e contro il Codice stradale

Negli ultimi mesi, a essere pizzicati sono stati soprattutto anziani. È successo nel veneziano e nel forlivese. E chissà quanti altri sono quelli che l’hanno fatta franca perché hanno cominciato a pedalare quando hanno scorto a distanza i vigili. Sì, perché in Italia le biciclette a pedalata assistita, comunemente dette bici elettriche, dovrebbero fare solamente quello che il loro nome promette: fornire una piccola spinta aggiuntiva alla fatica muscolare di chi pedala per superare una salita o per allungare la distanza che si riesce a percorre. Quindi niente possibilità di dare semplicemente gas e andare. Anzi, raggiunta la velocità di 25 km/h, il motore elettrico deve staccare automaticamente.

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