Pensatech – Smart City. La tecnologia ci renderà più intelligenti?

Immagine: Torley Flickr CC by-sa 2.0

Bologna, 26 giu. – Le Smart City sono le città intelligenti, che sanno coniugare tecnologia, innovazione e attenzione all’ambiente, ad una mobilità più sostenibile. Così dovrebbe essere. Ma la città intelligente riuscirà a rendere più intelligenti anche i suoi abitanti? Con questa piccola provocazione Pensatech cerca di esplorare il mondo delle Smart City. Con Marco Ghetti, ingegnere di Umpi, azienda elettronica che si occupa di Internet delle Cose esterne e con Gigi Cogodell’Università Ca’ Foscari di Venezia.

[da Rcdc.it]

Pensatech – La rivoluzione 3D nella medicina

Bologna, 19 giu. – Una protesi completamente personalizzata al bacino, un busto ortopedico per un bambino che cresce, sono solo alcuni degli esempi con cui lastampa 3D sta cambiando il mondo della medicina. Personalizzata la forma ma anche il materiale che conterrà anche cellule umane. Lo spiega a Pensatech il dottor Piermaria Fornasari, direttore Banca delle Cellule e del Tessuto Muscolo-scheletrico dell’Istituto Ortopedico Rizzoli. A Rizzoli è nato oggi l’Italian digital biomanufacturing network.

[da Rcdc.it]

Corruzione in Italia. “Qualcosa non ha funzionato…”

Da rcdc.it:

Bologna, 5 dic. – Il nuovo rapporto Transparency non lascia scampo: l’Italia è al primo posto in Europa per la corruzione percepita. A farci compagnia Grecia, Romania e Bulgaria, a pari merito al 69esimo posto mondiale per trasparenza. Tra le più virtuose, con un certo distacco da noi, ci sono Danimarca, Nuova Zelanda e Finlandia.

“La percezione della corruzione è il modo per tastare il polso a un paese” commentaDavide Del Monte, di Transparency Italia (@transparency_it). La situazione non solo non migliora ma negli ultimi anni tende a peggiorare.

“Le ricette finora non hanno funzionato” sottolinea amaro Ernesto Belisario(@diritto2punto0), avvocato esperto di diritto dell’informazione. Il passaggio cruciale è stato il passaggio dalla carta al digitale: lì, secondo Belisario, abbiamo mancato un’occasione, “abbiamo sbagliato qualcosa”.
Un ruolo importante, per invertire la tendenza, deve averla il cittadino. In questi anni qualcosa si sta muovendo dal basso, come la campagna per un “Freedom of Information Acts” (FOIA) italiano.

La puntata di Pensatech

Democrazia digitale: dopo l’entusiasmo la disillusione

Da Rcdc.it:

photo credit: Tadie88 via photopin cc

Gli strumenti di partecipazione online hanno avuto un grande successo in questi anni. I politici fanno a gara per mostrare l’ultima piattaforma di consultazione o il loro ultimo tweet, ma questa esplosione di “democrazia digitale” rispondono davvero alle attese? Laura Sartori (@Lausartori), delll’Università di Bologna, invita alla cautela. La “democrazia digitale” non può da sola ridurre la distanza tra cittadini e politici. Usare “strumenti di partecipazione” non vuol dire automaticamente “cultura della partecipazione”.

Laura Sartori è la coordinatrice di una serie di incontri su “Potere, libertà e controllo nell’era di Internet” dell’istituto studi avanzati dell’Unibo. L’ultimo incontro lunedì 24 novembre a Bologna, in Sala Farnese di Palazzo d’Accursio, dal titolo  “Democrazia, partecipazione e Internet“.

Tra gli ospiti anche Fabio Chiusi (@FabioChiusi), secondo cui i risultati di questi ultimi anni di esperimenti di democrazia digitali sono scarsi, deludenti. La legittimazione della politica è molto bassa e la richiesta di partecipazione da parte della popolazione, senza il riscontro di risultati concreti, rischia di aumentare la frustrazione. Si “banalizza” uno strumento che avrebbe grosse potenzialità.

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Amazon lancia gli ebook “Unlimited”. La cultura in abbonamento

Da rcdc.it:

Bologna, 14 nov. – Dalla musica agli ebook, gli abbonamenti mensili si stanno diffondendo in tutto il mondo dei prodotti culturali. Ultimo arrivato (parte il 17 novembre) è Youtube, che propone la musica in streaming ad un prezzo mensile più basso rispetto ai concorrenti più noti, come Spotify (7,99 euro contro 9,99). L’Italia sarà tra i sette paesi pilota a provare la nuova piattaforma Music Key.

La sfida più interessante in questo periodo l’ha lanciata, però, Amazon che, con il suo Kindle Unlimited, propone anche in Italia gli ebook in abbonamento, a 9,99 euro al mese, con un catalogo di oltre 15.000 titoli in italiano e oltre 700.000 in altre lingue.

Ne abbiamo parlato con Antonio Tombolini (@TomBolini), fondatore e Ceo diSimplicissimus Book Farm (@Simplicissimus), che parteciperà all’archivio con la sua piattaforma di distribuzione di ebook, Stealth.  Tra blocchi DRM, “decisi dagli editori”, nuove frontiere del mercato editoriale, problemi di limiti del catalogo in italiano… Ascolta tra trasmissione di Pensatech (@Pensatech).

Per ascoltare tutta la puntata: Pensatech sul sito di Radio Città del Capo

Social network, l’alternativa a Facebook è possibile?

Da Radio Città del Capo:

Foto originale su Cakehead Loves via photopin cc

Bologna, 17 ott. – Nel mondo dei social network nascono nuove piattaforme ogni giorno ed altrettante muoiono o cadono nell’oblio. Da quelle più serie dedicate al mondo del lavoro, a quelle più assurde dedicate ai gatti, ai baffi, agli indossatori di pannolini (!).

A volte capita che uno di questi nuovi social network salga alle cronache per il numero di iscrizioni improvvise che riesce a raccogliere. E’ il caso, l’ultimo in ordine cronologico, di Ello, presentato come l’anti-Facebook, con maggiore attenzione alla privacy rispetto al colosso di Palo Alto. E’ davvero così?
Secondo Carola Frediani (@CarolaFrediani), che ha dedicato un articolo su Wired, la situazione è più complessa. Di fatto Ello non ha, è vero, la pubblicità come Facebook, ma è ancora in cerca di un suo modello di business. E sulla privacy ha ancora delle lacune.

Facebook era durante le rivolte in nordafrica del 2011 anche il social network usato dai movimenti. Durante le proteste di questi giorni ad Hong Kong però il modello usato dai manifestanti è quello di una comunicazione tra smartphone. Ci spiega come Arturo Filastò (@Hellais) di GlobalLeaks.

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Capire Ebola attraverso i big data

Da Radio Città del Capo di Bologna:

Clicca per vedere la mappa di Ebola Outbreak.

Bologna, 3 ott. – Cercare di prevedere come e dove si svilupperà l’epidemia di Ebola attraverso i big data e le reti complesse. E’ l’obiettivo di un paper scientifico pubblicato ad agosto su “Plos Currents: Outbreaks”.L’idea di base è utilizzare un modello creato al computer degli spostamenti umani per prevedere in quale direzione si potrebbe espandere Ebola.

Il metodo utilizzano non si distanzia di molto da quelli utilizzati dalle previsioni meteo, ci spiega Alessandro Vespignani, docente di scienze computazionali alla Northeastern University di Boston e coordinatore del gruppo di epidemiologia computazionale della fondazione ISI di Torino. I ricercatori hanno seguito due linee di ricerca: l’evoluzione dell’epidemia nell’Africa occidentale e, attraverso l’integrazione con i dati di mobilità mondiale (linee aeree), le previsioni di probabilità che il virus venisse importato in altre zone del mondo.

“Fino a fine settembre la percentuale di importare dei casi era abbastanza limitata, poi la probabilità è aumentata” ci spiega Vespignani. E infatti così è avvenuto, con i primi casi di Ebola negli Stati Uniti.  ”Per l’Italia la probabilità è molto più piccola, anche se non nulla” precisa Vespignani che chiarisce come le differenze di probabilità tra i paesi derivino dal traffico di spostamento, soprattutto aereo, che arriva in quel paese.
Il sistema ha ancora qualche problema di accuratezza, per la mancanza di dati a disposizione dei modelli, anche a causa delle difficoltà dei sistemi sanitari dei Paesi coinvolti dall’epidemia.

Pochi giorni fa Medici senza Frontiere ha inaugurato un nuovo ospedale in Sierra Leone. Lì c’era fino a pochi giorni fa Luca Fontana, volontario di Medici senza Frontiere. “Questa epidemia sta correndo più velocemente di noi” dice amaramente Fontana, “Siamo arrivati a vedere i nostri limiti”. In quella zona manca la sanità di base e molte persone hanno paura di accedere agli ospedali in cui ci sono malati di Ebola. Anche i sanitari del luogo hanno paura. “Noi siamo consapevoli che il rischio zero non esiste. Una volta indossata la tuta gialla mi sento sicuro, il problema è quando siamo fuori dalla struttura ospedaliera”.
“E’ un’emergenza costosa perché il materiale utilizzato con i pazienti di Ebola deve essere poi distrutto per evitare di infettare altri” ci dice Fontana, ricordando la campagna di raccolta fondi di Medici Senza Frontiere.

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