Se Clark Kent mette gli occhiali è irriconoscibile. O forse no

Uno studio sul riconoscimento di volti con o senza occhiali potrebbe salvare uno dei casi più assurdi di sospensione dell’incredulità nella storia della fiction

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Un paio di occhiali rende effettivamente più difficile riconoscere un volto, come accadeva per Clark Kent quando lasciava i panni di Superman. Crediti immagine: Cory Denton, Flickr

Una sera di qualche tempo fa mi trovavo a Udine. Ero seduto a un tavolino di un bar all’aperto in piazza San Giacomo (anche se bisognerebbe chiamarla piazza Matteotti, ma è un altro discorso…) e, con un gruppetto di persone, stavo aspettando l’arrivo di A., un’amica comune. Circa un quarto d’ora dopo l’appuntamento previsto, una ragazza bionda si dirige verso di noi. Per come eravamo seduti, solo io la potevo notare mentre arrivava tagliando in diagonale la piazza. Lei, arrivata vicino al tavolo ma ancora invisibile agli altri, mi guarda. Penso che stia controllando se mi conosce, ma io non so chi sia. Si sarà sbagliata: in fondo a Udine non conosco molte persone. Ma lei, imperterrita, mi saluta con la mano e, fattasi ancora più vicina, saluta: “Ciao!”. Ma chi è questa? Che vuole?, penso io. Gli altri, a quel punto, si girano e la salutano: era A., ovviamente. A guardarla bene, a sentirla parlare e tutto il resto, me ne rendo conto anch’io, ma il fatto che sia la prima volta che la vedo portare gli occhiali da vista mi ha creato non pochi problemi nel riconoscerla.

La serata è poi proseguita parlando di tutt’altro e i miei amici hanno attribuito la mia difficoltà nel riconoscere A. alla quantità di spritz che avevo bevuto. Grasse risate e storia che finisce lì. Se non fosse che qualche giorno fa incrocio online un articolo scientifico che mi fa tornare alla mente l’episodio di piazza San Giacomo: Disguising Superman: How Glasses Affect Unfamiliar Face Matching. “Può un paio di occhiali davvero gabbarci e farci credere che Superman è Clark Kent?”, si chiedono gli autori nella premessa dell’articolo pubblicato su Applied Cognitive Psychology? Cioè, dobbiamo salvare gli sceneggiatori del fumetto (e delle varie versioni cinematografiche e televisive) che, senza saperlo, avevano escogitato il più banale dei travestimenti a prova di esperimento scientifico? Quante volte ho pensato che si trattasse di un’eredità poco credibile degli anni Trenta, quando i lettori erano (forse) meno esigenti di oggi, ma che se Superman fosse stato creato anche solo negli anni Cinquanta, avrebbe avuto una bella maschera come l’Uomo Ragno o come Batman. Invece, la scienza sembra dimostrare che basta un paio di occhiali. Forse.

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Superman/Clark Kent nella “versione” Christopher Reeves

Robin Kramer e Kay Ritchie dell’Università di New York ci hanno voluto costruire sopra un esperimento scientifico, per capire quanto un semplice paio di occhiali possa ingannarci. Nei loro laboratori hanno sottoposto a un semplice test le loro cavie, un gruppetto di volontari, che guardando coppie di fotografie di volti dovevano semplicemente dire se si trattasse o meno della stessa persona. Le immagini mostravano due persone senza occhiali, due con occhiali o una coppia “mista”, una con e l’altra senza. Bene, la capacità di riconoscere la stessa persona se si trattava di immagini “miste” è risultata sensibilmente più bassa. Nel caso in cui entrambi i volti avessero o meno gli occhiali, l’accuratezza delle risposte è stata attorno all’80%, una percentuale compatibile con la letteratura. Ma nel caso delle immagini miste, l’accuratezza scende. Quello che fa la differenza, quindi, è la piccola alterazione del volto dovuto alla presenza, o meno, degli occhiali. Praticamente quello che è successo a me quella sera a Udine.

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Esempio di immagini dell’esperimento di Kramer e Ritchie

Innanzitutto, quindi, mille scuse a Jerry Siegel e Joe Shuster: la vostra soluzione non era così male, dopotutto. Ma siamo proprio convinti? Rispetto agli altri casi, in cui entrambi i volti hanno o non hanno gli occhiali, la coppia “mista” di facce porta a una riduzione del 6% nell’accuratezza. Un valore statisticamente significativo, ci fanno sapere gli autori dello studio, abbastanza per poter dire che nel riconoscere un volto, gli occhiali possono essere un elemento di disturbo capace di farci sbagliare in alcuni casi. Il riconoscimento, comunque, non è così basso: l’accuratezza scende infatti solo al 74%. Quindi, cari Jerry Siegel e Joe Shuster, non vi possiamo salvare:  di tutte le persone che avevano visto Superman, circa 3 su 4 lo avrebbero potenzialmente riconosciuto!

Per quanto riguarda me, invece, il fatto di non aver riconosciuto A. rientra quindi in quel 26% di casi, secondo gli autori dello studio, in cui gli occhiali si rivelano un travestimento efficace. Pensando a Superman/Clark Kent, mi sento un po’ come Lois Lane fino a quando non scopre tutto…

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Ecco Superman che si toglie gli occhiali e svela alla fidanzata di Clark Kent la sua doppia identità!

 

[Da Oggiscienza.it]

Se non leggi fino in fondo gli articoli de Linkiesta, allora tendi alla depressione!

Forse un tantino esagerato, ma è il succo di uno studio condotto da alcuni computer scientist della Missouri University of Science and Technology. In buona sostanza i ricercatori americani hanno osservato il flusso di dati che un gruppo di persone ha generato nella propria normale navigazione online. L’aspetto più interessante è che non si è tenuto in nessun conto il contenuto di quello che, per esempio, i soggetti leggevano online o quali siti visitavano. Più semplicemente i ricercatori hanno osservato per quanto tempo i navigatori svolgevano una determinata macro tipologia di attività, come per esempio chattare, scaricare file, ascoltare o vedere qualcosa in streaming, scrivere email e così via.

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