Claude Vivier – Kopernikus – Opéra rituel de mort

Esordio per una nuova etichetta da tenere sott’occhio per la contemporanea, con una rara registrazione di una delle grandi opere del compositore canadese

Praticamente sul letto di morte, nel 1547 Niccolò Copernico dà il placet per la pubblicazione di un proprio saggio, il De Revolutionibus Orbium Coelestium, che ha cambiato per sempre la storia dell’umanità. Sosteneva Copernico, e le osservazioni di Galileo Galilei poco dopo gli daranno ragione, che la Terra non è al centro dell’Universo come pretendeva la Bibbia, ma è solo uno dei pianeti che ruotano attorno al Sole. Ridimensionamento del ruolo dell’uomo nel cosmo, schiaffo in faccia all’ipse dixit del Libro e rivoluzione, oltre che astronomica, anche antropologica e filosofica.

È questa la materia da cui Claude Vivier parte nella sua opera dedicata al pensatore polacco e pensata come una riflessione sul rituale per eccellenza, quello del passaggio dalla vita alla morte. Ma c’è molto di più, perché nel libretto scritto dallo stesso compositore compaiono anche altri scienziati a raccontare la propria vita, le proprie scoperte. Sono brandelli di voci, spezzoni di esistenze che dialogano incessantemente nei due atti dell’opera, dove raramente si canta in solo, e le voci, in questa lingua inventata dallo stesso autore, sfruttano tutta la gamma possibile, dal sussurro al parlato, finanche allo schiocco delle labbra. In quest’operazione, che sembra voler rendere cerebrale ogni raffronto con la morte (che Vivier ha vissuto come un’ossessione), il rituale della morte si liofilizza, si astrae fino a mostrare la potenza insita nella propria struttura. Viene così meno l’importanza della rappresentazione sul palco tipica del teatro d’opera, ma Kopernikus conserva nell’interplay e nella forza catartica la propria teatralità.

Sul fronte musicale siamo nella fase matura della musica di Vivier, con forti legami con il maestro Stockhausen e l’ispiratore Messiaen. Vi si trova dentro una forte componente post-serieale, qualche cenno al madrigalismo, la passione di Vivier per la musica balinese, ma tutto è ormai fuso nel linguaggio personalissimo del compositore canadese. Plauso ai cantanti e ai musicisti della Opera Factory Freiburg per l’esecuzione e alla Bastille Musique per la qualità sonora del CD.

[Da SentireAscoltare.com]

Madama Butterfly @La Fenice, 21 giugno 2013

Evento all’incrocio tra il festival organizzato dal teatro veneziano (“Lo spirito della musica di Venezia”) e la Biennale da poco aperta tra i Giardini di San’Elena e l’Arsenale

E’ un nastro di Moebius a dominare la scena di questa Madama Butterfly messa in scena dal Teatro della Fenice di Venezia: nel primo atto è sospeso e incombente sui cantanti della casa sulla collina di Nagasaki che dobbiamo totalmente immaginare, in entrambe le parti del secondo è poggiato nel mezzo del palco, a dividere più gli spazi della mente che quelli fisici. La simbologia scelta da Mariko Mori, qui alla prima prova con una scenografia d’opera, è un complesso rimando tra gli avviluppamenti infiniti del nastro e i circoli dei pensieri che per tre anni devono aver vorticato nella mente di Cio-Cio-San, la protagonista del dramma pucciniano, in attesa del suo amore, quel Pinkerton yankee fino al midollo ma anche vittima e stereotipo di ogni sguardo coloniale e colonialista.

Sulla superficie infinita di Moebius, sugli abiti prevalentemente bianchi dei personaggi (disegnati dalla Mori) e sulla scena esclusivamente bianca anch’essa, l’artista giapponese ha voluto posare i colori dei sentimenti, con giochi di luci colorate che si sommano a un lettura simbolica del dramma di una geisha venduta per sfuggire alla miseria, che sentendosi tradita proprio nei sentimenti, si toglie la vita e, dice la Mori, da una prospettiva giapponese lo fa per dare al figlio di quel sogno andato a male la possibilità di liberarsi dalle responsabilità della madre.

Harakiri e catarsi, sconfitta del corpo e vittoria dell’animo puro di Cio-Cio-San si compenetrano in una messa in scena di grande effetto emotivo, supportata da una regia (di Alex Rigola) che sottolinea ancor di più gli aspetti immateriali e astratti della vicenda. Una scelta che troverebbe probabilmente d’accordo lo stesso Puccini, che tolto l’estremo atto finale, ha scelto di mettere in scena solamente le conseguenze delle azioni (o poco più) dei personaggi. Gli anni di attesa scrutando il porto dalla collina, mentre il figlio cresceva senza padre, mentre Cio-Cio-San rifiutava pretendenti e respingeva le offerte del sensale Goro; e ancora mentre la famiglia d’origine l’aveva isolata e progressivamente si instaura un rapporto di quasi sorellanza con l’ancella Suzuki; tutte queste cose sono accennate nel libretto dell’opera e tutto il dramma si posa sulle spalle della protagonista, al contempo fragili e incrollabili. Regia, costumi e scenografia sottolineano questo dramma interiore e impalpabile con intelligenza e sicurezza.

Ottima e sicura la prova del soprano Amarilli Nizza, che con la Butterfly ha un rapporto oramai consolidato, essendo stato anche il suo ruolo d’esordio. Il giovane basco Andeka Gorotxategui ha il phisique du role perfetto per Pinkerton e mostra doti che gli garantiranno una solida carriera. Nota di merito particolare va a Manuela Custer nei panni di Suzuki: il mezzosoprano strappa alcuni degli applausi più fragorosi del teatro. Sharpless è interpretato da un elegantissimo Vladimir Stoyanov, mentre Nicola Pamio nei panni di Goro, con quegli occhiali da sole pacchiani, è lo stereotipo di tutti i papponi briatoreschi che al mondo sono sempre esistiti.

Chi pensasse che l’opera, il melodramma in particolare, sia un genere musicale oramai appartenente al passato si ravvederà dopo aver assistito a uno spettacolo come questo, con lo scontro tra due mondi (USA e Giappone) e due mentalità, due modi di vivere, che sembra perfetto commento al mondo che vediamo attorno a noi oggi. Merito al Festival “Lo spirito della musica di Venezia” che ha voluto esordire con questa produzione, che è anche un progetto speciale della 55° Biennale in corso e che ha il pregio di aver fatto toccare la musica di Puccini e un’artista visuale come Mariko Mori.

Articolo pubblicato il 9 luglio 2013 su Sentireascoltare.com

Pensatech: Cinema senza più pellicola. Arriva il digitale

14 giu. – Il 65,5% delle sale cinema italiane è già passato al digitale, molte altre sono in procinto di farlo per evitare l’aumento dei costi di distribuzione della pellicola a partire dal gennaio 2014, quando lo swich off della celluloide dovrebbe essere completato.

Le storiche “pizze“, le pellicole cinematografiche stanno davvero scomparendo, sostituita dal nuovo sistema di distribuzione e proiezione attraverso il supporto digitale. L’immagine migliora, si evitano i problemi di deterioramento della pellicola nel corso del tempo, si trasportano e duplicano le copie dei filma prezzi inferiori. Il costo del passaggio però richiede uno sforzo economico importante, 60mila euro secondo i dati del Sole24ore.

La regione Emilia Romagna ha contribuito con due bandi del valore complessivo di 4 milioni di euro. Le multisala sono ora quasi tutte digitalizzate, mentre rischiano di restare indietro le piccole sale, gli oratori o i circoli che potrebbero optare per dei piùà economici proiettori bluray. Ce ne parla Foschini, amministratore delegato delCreec, il consorzio regionale emiliano esercenti cinema.

Dal digitale nascono anche nuove opportunità. Tra queste la possibilità di proiettare al cinema in diretta ciò che succede a teatro, per esempio L’opera. E’ ciò che faMicrocinema. Ne abbiamo parlato con l’amministratore delegato Roberto Bassano.

Riascolta tutta la trasmissione:

La scienza inciampa in un cavo, ecco cosa è accaduto coi neutrini

Pur fra cautele, si era detto che la velocità della luce era stata superata da quella dei neutrini. Il Cern di Ginevra aveva fatto accelerare e poi “sparato” fasci di neutrini, diretti verso il Gran Sasso. Una distanza di 730 chilometri che sarebbero stati percorsi con un vantaggio di 60 nanosecondi, sulla velocità della luce. Sbagliato, pare. E sembra che sia colpa di un cavo non ben collegato, ma la materia è complessa e le verifiche in corso.