MUMFORD AND SONS – The Road to Red Rocks

Le Red Rocks sono due speroni di rossa roccia che affiorano dalla terra del Colorado, USA, tra la quali si è creato un anfiteatro quasi naturale, perfetto impatto scenico per qualsiasi live performance. E’ qui che l’estate scorsa i quattro Mumford and Sons hanno suonato due date sold out dalle quali è stato ricavato il girato alla base del film firmato da Fred&Nick. Registi capaci, che hanno lavorato anche conLaura Marling e Robbie Williams, tra gli altri.

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ARVO PÄRT – Adam’s Lament

Che senso ha oggi comporre musica sacra, quando già da decenni la musica esplicitamente tale di Igor Stravinskij viene eseguita più in teatri che nelle chiese? In un’era del post-moderno in cui lo spazio per la spiritualità sembra essere sempre più colmato di altri culti, altri miti, altri passa-tempi. Da almeno mezzo secolo, però, la musica dell’estone Arvo Pärt è lì a cercare di ricordare al mondo che quello del sacro è un ambito troppo ingombrante per essere semplicemente dimenticato. Motivo per cui la sua parabola musicale, che in un lasso di tempo così lungo ha avuto diverse fasi, si è progressivamente allontanata dal minimalismo degli anni Sessanta, si è fatto holy minimalism, per poi andare a ritroso nel tempo a cercare di recuperare la purezza del gregoriano, il canto omofonico della preghiera medievale, e cercare di conciliarlo con una dodecafonia modernizzata.

ALASDAIR ROBERTS – A Wonder Working Stone

Dopo la bella prova in compagnia di Mairi Morrison nel disco voluto dal Centre for Contemporary Arts di Glasgow, Alasdair Roberts riprende il suo prolifico percorso personale. In realtà questo nuovo album è intestato a un non meglio precisato nugolo di “& Friends” che prestano i propri talenti musicali al lead singer nella migliore tradizione del folk scozzese. Urstan era un disco che si basava molto sui traditional, sull’uso della lingua scozzese seppur trasfigurando il tutto in una moderna interpretazione del folk che prende a prestito jazz, latin e altri umori.

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Il 2012 di SENTIREASCOLTARE – Traiettorie e percorsi sopra e sotto la crisi

Fare i consuntivi di fine stagione è come tirare le somme di un’esistenza: sempre difficile, se non impossibile. Specialmente quando ci si ritrova a trafficare con qualcosa di altamente umorale e soggettivo come le temutissime classifiche di fine anno. Meno difficile, e più costruttivo, cercare allora alcune traiettorie e percorsi sonici sopra e sotto la crisi del mercato della musica, un luogo dove ci si ostina a investire i (pochi) risparmi privati e dove si fanno sempre meno introiti (vecchie rendite e iTunes esclusi).

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MEMORY TAPES – Grace/Confusion

Che il cosiddetto chillwave o del glo-fi che dir si voglia avesse il fiato corto lo sapevamo fin da quando la stampa di mezzo mondo ha iniziato a usare l’etichetta. Si è detto a proposito dell’ultima fatica diNeon Indian, mentre chi ha qualche talento in più ha mostrato che per riuscire a rimanere a galla bisognava uscire dal recinto dell’etichetta. Vedi Toro Y Moi e Ariel’s Pink Haunted Graffiti. Ce lo auguravamo anche per Davye Hawk all’altezza del precedente Player Piano, quando le doti melodiche e la capacità di mescolare 60 e 80 del bedroom songwriter americano si sono mostrate tanto mature da far pensare che il salto sarebbe stato imminente.

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