Saskia Sassen e la finanziarizzazione “che espelle i più deboli dalla società”

Dal 2008 a oggi, 13 milioni di americani hanno perso la casa perché non riuscivano più a pagare i mutui. La sociologa statunitense “Si tratta dell’ultima incarnazione del capitalismo, in cui al precedente modello del consumismo di massa si è progressivamente sostituita la finanza”

Dal 2008 a oggi, 13 milioni di americani hanno perso la casa perché non riuscivano più a pagare i mutui. 13 milioni di persone che dall’alveo relativamente sereno della società civile se ne ritrovano improvvisamente ai margini. Lo stesso è avvenuto anche per altre cause e in altre parti del mondo e ha generato una nazione trasversale di espulsi, come li definisce Saskia Sassen durante il suo intervento all’edizione di quest’anno di Falling Walls, la conferenza-evento che dal 2009 celebra a Berlino la caduta del muro.

A questo tema la sociologa americana, sempre attenta a studiare gli effetti dei cambiamenti economici sulla società, ha dedicato il suo ultimo libro da poco arrivato anche in Italia (“Esplusioni. Brutalità e complessità nell’economia globale”) sostenendo che le espulsioni, dovute a cause diverse (il debito, i conflitti, il cambiamento climatico, l’eccessivo sfruttamento del territorio), sono il vero tratto distintivo della società mondiale dagli anni Ottanta a oggi.

“Si tratta dell’ultima incarnazione del capitalismo”, spiega, “in cui al precedente modello del consumismo di massa si è progressivamente sostituita la finanza”. L’idea basilare che espone sul palco è che negli ultimi trent’anni di economia internazionale siamo riusciti a generare strumenti finanziari estremamente potenti e raffinati per “estrarre valore dalle cose, per poi lasciarle sul terreno come morte”. È il caso dei mutui sulle case americane, in cui strumenti complessi come i subprime sono riusciti a cavare fuori da quegli asset tutto quello che si poteva, senza troppo preoccuparsi delle conseguenze per le persone che possedevano quelle case.

Mentre la finanza si preoccupava di espellere dalle loro case quei 13 milioni di americani, però, i profitti dei grandi fondi d’investimento privati, gli stessi che alimentano il processo di estrazione di valore e accumulo di ricchezza non venivano intaccati, “ma anzi hanno continuato a crescere”. C’è uno squilibrio, secondo la Sassen, che fa puntare il dito contro le teorie del mercato che si autoregola, distribuendo il capitale in maniera naturalmente equa. Ed è proprio qui che gli strumenti della finanza dimostrano tutto il loro potere: la crisi che ha fatto saltare le banche, i mutui e ha avvitato l’economia mondiale in una spirale scura non ha messo in crisi il sistema nel suo insieme.

[articolo completo su Linkiesta.it]

Gli italiani hanno imparato a usare la rete?

Ogni volta che il Funkyprofessor sale sulla bilancia che tiene in casa, tutti i suoi follower su Twitter sanno in tempo reale quanto pesa. Merito di una bilancia smart che si connette direttamente al router di casa e twitta in automatico il peso di chi ci sale: con l’idea che il “pubblico ludibrio” sulla piazza digitale dovrebbe essere uno stimolo per cercare di non esagerare a tavola e rimettersi in forma. La bilancia del Funkyprofessor, alias Marco Zamperini, esperto di gadget tecnologici nonché Chief Innovation Officer presso NTT Data Italia, è solo uno dei 5 milioni di oggetti che sono oggi collegati direttamente a Internet in Italia.

Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/rete-italia#ixzz2W5LsDHEM

Quanto (e come) gli italiani usano i social network

Nonostante i ritardi rispetto al resto d’Europa sulla diffusione della banda larga, gli italiani usano sempre di più i social network. A metterlo in evidenza è un’analisi condotta dal team di Blogmeter per State of the Net, la due giorni di conversazione attorno alle trasformazioni e alle relazioni tra il mondo della Rete e la società. A farla da padrone è Facebook che in Italia ha 23 milioni di utenti mensili e che a livello globale, negli ultimi due anni, si è mangiato gli utenti di Orkut e Hi5. Sul fronte italiano i numeri danno Twitter in calo dell’11,6% rispetto alla stessa rilevazione di un anno fa, nonostante una recente pubblicazione del Pew Research Center mostri come i cinguettii siano sempre più preferiti dagli adolescenti.

Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/social-media-italia#ixzz2VzCO0Y89

C’è un articolo 18 che può cambiare i rapporti fra politica e cittadini

Chiedere alla pubblica amministrazione di rendere conto ai propri cittadini del proprio operato, senza avere un interesse specifico, non è una possibilità garantita ai cittadini italiani. Ma ora una nuova norma introdotta dal governo può cambiare le cose. È un articolo 18 su cui è difficile essere in disaccordo

Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/articolo-18-trasparenza#ixzz2JjZ3tIZR

Il contagio delle malattie? Con la matematica si può impedirlo

Usare modelli matematici applicati allo studio delle epidemie non è una novità. È successo per l’epidemia di colera ad Haiti, dove vaccinare era molto difficile dato che le persone senza casa erano migliaia. E questi modelli hanno già mostrato di essere molto efficaci quando l’Europa fu colpita dalla «suina».

Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/matematica-epidemie#ixzz2JGwo7MHp

Si iscrisse all’università contro il volere del padre

Passano solo pochi minuti da quando le agenzie battono la notizia e la scomparsa di Rita Levi Montalcini diventa l’argomento di cui tutti parlano sui social network. Tanto è l’affetto e il peso specifico della scienziata premio Nobel e senatrice a vita che tutti sentono l’esigenza di pagare un tributo a una personalità tra le più luminose dell’ultimo secolo: ricordando un episodio privato, un’occasione pubblica o citando una sua frase famosa.

Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/rita-levi-montalcini#ixzz2GoeaY2a0

Non solo open data, anche la scienza muove verso l’“open source”

La ricerca muove verso l’open source. Condividere dati e informazioni, per ottimizzare le risorse e massimizzare la possibilità di accesso ai risultati. «Così posso chiedere al migliore al mondo di darmi una mano. Gratis», racconta Matt Todd biochimico all’Università di Sidney.

Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/open-source-science-ricerca#ixzz2Ejcw3tfy