Ibeyi – Ash

Due anni fa le sorelle Diaz colpivano per il raro equilibrio e la straordinaria capacità di scrittura, per due ragazze che non avevano ancora vent’anni. Ne usciva Ibeyi, un disco d’esordio non perfetto, ma potente e fresco. Allora c’era molto da dire, delle proprie radici yoruba, venezuelane e francesi insieme (per i dettagli, recuperate la lunga intervista in occasione del loro passaggio in Italia), e c’era una bulimia espressiva ed emotiva che lasciava il segno. Era un disco che doveva anche fare i conti con la propria storia personale, segnata da un padre musicalmente ingombrante come Armando Diaz (Buena Vista Social Club), e in fin dei conti poteva passare per l’autoanalisi di due musiciste diverse, di talento e che portano inciso nel DNA l’idea migliore del melting pot culturale. Leggi tutto “Ibeyi – Ash”

Il peso della cultura. Intervista a Lisa-Kaindé Díaz metà delle Ibeyi

Il papà musicista dei Buena Vista Social Club, la mamma francese/venezuelana, ma anche l’hip hop, il jazz e la classica: l’esordio delle sorelle Díaz è un manifesto della contaminazione post-2000. Ma tutto parte dalle radici Yoruba

Il papà musicista dei Buena Vista Social Club, la mamma francese/venezuelana, ma anche l’hip hop, il jazz e la classica: l’esordio delle sorelle Díaz è un manifesto della contaminazione post-2000. Ma tutto parte dalle radici Yoruba

Dall’altra parte del telefono la voce è allegra, musicale in modo naturale. Ci si saluta cordialmente e colpisce la franchezza, il non tirarsi indietro dal raccontarsi, dal dire. Per una ragazza che ha solamente 19 anni e che sei mesi fa nemmeno immaginava di poter o voler tentare la carriera musicale, è un bel segno di interezza: non c’è costruzione attorno alla storia sua e di sua sorella gemella Naomi, non ci sono ragionamenti a tavolino, ma l’irrefrenabile necessità di mettere se stesse in musica, perché la musica definisce la tua identità. Così, dentro a un esordio che sembra confezionato da delle veterane, nel progetto Ibeyi, finiscono le profonde e multietniche radici di famiglia, in un affresco sincretico che unisce Parigi, il Mississippi, l’Africa occidentale (dall’area di Nigeria, Benin e Togo), l’hip hop urbano contemporaneo, il pianismo classico, l’elettronica lieve e le strade di Cuba.

Proprio dall’isola caraibica tutto avrebbe potuto avere origine, per ben altre vie rispetto a quelle che invece hanno preso forma. Il padre, Anga Díaz, è stato (è scomparso a soli 45 anni nel 2006) percussionista nelle fila del Buena Vista Social Club. Ottimo conguero e suonatore di cajon, lo strumento di derivazione sudamericana che ha preso piede a Cuba quando sono stati vietati i tamburi, non ha mai forzato le figlie, nate con la madre francese di radici venezuelane, a imboccare la carriera musicale. Ma quando se n’è andato, senza dire niente, «Naomi ha preso il cajon e ha cominciato a suonare», ci racconta Lisa, «è nata per questo». In realtà, alle spalle ci sono solidi studi classici, che hanno gettato le basi di una musicalità dai pronunciati toni spontanei. Questo “spirito musicale” ha preso pian piano sempre più piede nella vita delle ragazze, finendo per definire un’identità che ha radici in quella cultura Yoruba che gli schiavi dell’Africa occidentale si sono portati a Cuba e nei Caraibi, e che «è parte della [loro] vita quotidiana».

La musica che scaturisce da questa fusione particolarissima è un soul/gospel urbano moderno che mostra come una delle poche vene feconde di questi anni frammentati sia la contaminazione: come si sono ridotte le distanze geografiche tra i continenti, così anche i generi musicali hanno visto progressivamente perdere netti confini di appartenenza. La mezcla messa in scena da Ibeyi ha la forza urbana della patchanka al netto delle intenzioni politiche, l’immediatezza e la freschezza delle nuove scene musicali africane che stanno recuperando repertori sterminati di enorme valore, il blues di razza del Delta del Mississippi con Nina Simone a farsi Caronte intellettuale, una sfumatura hip hop che guarda tanto ai contenuti urbani contemporanei quando alla Bristol di fine Novanta e – non sia che un pregio – un’orecchiabilità pop che ha fatto innamorare XL Recordings. Forse non sarà un disco storico, ma questo modo di pensare alla musica potrebbe essere una delle idee musicali che oggi possono ancora dare scosse concrete. La cosa migliore, ora, è sentire la loro storia direttamente dalla voce di Lisa. Per il resto ci sarà tempo. Eccome se ci sarà tempo.

IBEYI_FLAVIEN-PRIOREAU-LES-INROCKS

Per prima cosa vorrei che mi raccontassi la vostra storia: siete francesi di nazionalità, ma di origine cubana, e in particolare venite dalla cultura Yoruba…

Nostra madre è francese e venezuelana, mentre nostro padre era cubano. A Cuba la cultura Yoruba è molto presente: l’hanno portata gli schiavi dal Benin e dalla Nigeria, nell’Africa Occidentale, quando sono stati mandati a Cuba. È una cultura molto presente, ma la gente ne parla poco: non so perché. Noi siamo cresciute nella cultura Yoruba, fa parte di noi.

E questo spiega perché cantiante anche in quella lingua. Quello che mi ha colpito è che due musiciste così giovani – come siete tu e tua sorella – siano così interessate alle proprie tradizioni e a una cultura antica come la Yoruba. Che cos’è che vi lega a questa cultura, oltre alla vostra famiglia?

Non lo so di preciso. Credo che in qualche modo mi affascini e, contemporaneamente, è anche la mia cultura. Voglio dire che non si tratta di una cosa che ho scoperto cinque anni fa o qualcosa del genere. Ci sono cresciuta dentro e sono legata ad essa in maniera personale. E allo stesso tempo, come dire, è cubana, è mio padre ed è anche la mia eredità. Credo che sia qualcosa che sono nata per cantare. È stato importante per me, soprattutto mentre crescevo. Credo che sia per questo che sono legata alla cultura Yoruba ed è parte della mia vita quotidiana.

Vivendo in Europa hai mai avuto problemi per essere cubana, venezualana e Yoruba?

No, no no. Era un di più, un grande, grande più. Appartenere a due culture è stato davvero avere qualcosa in più. In parte, credo, perché essere cubana è così cool in Francia! La gente è felice quando dico che sono di Cuba, per cui è sempre un bonus, e credo che essere una mescolanza di culture sia fantastico. Credo che se provieni da due diverse culture puoi fare cose davvero interessanti, puoi essere un artista che fa cose incredibili.

Che cos’è la musica per te?

Credo che sia qualcosa che mi mette in comunicazione con me stessa e mi connette con le persone. È un modo per sentirsi bene, per esprimere me stessa e miei sentimenti. E per connettermi con mia sorella. È un modo di essere felice e diventare più felice.

A proposito della tua relazione con la tua gemella: ho letto che litigate molto, ma com’è essere gemelle e creare insieme?

A volte è difficile. Ogni giorno cresciamo molto e stiamo imparando come lavorare insieme giorno dopo giorno. È un aspetto che sta cambiando e spero che litigheremo sempre meno. Non è facile, ma allo stesso tempo è eccitante, perché quando parliamo di musica ogni litigio è interessante e ogni singolo alterco rende la nostra musica migliore. Quindi, alla fine, quando riguarda la musica, va bene. In altri momenti della nostra vita, invece, è un aspetto irrisorio.

Ibeyi copertina-cd

Quando avete cominciato a cantare e a suonare?

Abbiamo cominciato a sette anni, con la musica classica: mia sorella suonava percussioni classiche, io il pianoforte. Poi sono anche andata a lezione di canto jazz e l’ho adorato. Poi, quando avevamo circa 16 anni, ho cominciato a comporre la musica di Ibeyi, ma all’epoca non sapevo che lo stavo facendo.

Che cosa ti ha fatto scrivere la prima canzone?

Credo che sia cominciato in un momento in cui ero molto annoiata. Intendo molto, molto annoiata, perché Naomi era spesso fuori. Così ho detto a mia madre: «sono così annoiata. Non so cosa fare, ho già fatto tutto». E lei mi ha detto: «componi, scrivi della musica». E così ho cominciato la mia prima canzone, che mi ha fatto sentire così bene, e ho capito che comporre mi rendeva felice. È stata una specie di terapia. Mi ha fatto stare bene e mi ha reso felice perché era un modo per dire a me stessa: «posso fare qualcosa. Ho scritto una canzone». Ma non pensavo che sarebbe stato niente più di questo, un modo per avere un’identità. Così mi sono ritrovata ad essere Lisa, ma anche un’altra Lisa per gli amici, quella che scriveva le canzoni. Non pensavo che avrei fatto un album. Pensavo di fare la maestra di musica.

Come ti senti adesso, in giro per il mondo e con l’album che sta per uscire?

È faticoso, ma è magico allo stesso tempo: tutto cambia così velocemente. In quattro mesi le nostre vite sono completamente cambiate. Mi sento benedetta e sono così felice. Anche Naomi è felice. É incredibile poter volare ovunque e incontrare tante persone vivendo della propria musica. Credo di stare ancor aspettando il momento in cui dirò «okay, adesso questa è la mia vita!».

Il vostro album di debutto sembra scritto da un artista più maturo, non da due musiciste di 19 anni. Ti senti diversa dalle altre teenager?

Per certi versi credo di essere davvero un po’ più matura, ma per molti aspetti sono veramente normale. Forse si tratta di un modo di guardare alla vita, alla morte e all’amore un po’ differente. Ma mi sento normale e credo che la normalità sia strabiliante. Penso davvero che tutti abbiamo qualcosa di importante da dire e da esprimere. Tutti i miei amici sono fantastici, vivo vicino a molti artisti e sono tutti bravi.

È interessante quello che dici, perché c’è una specie di stereotipo secondo cui i musicisti si sentono diversi e unici. E tu mi stai dicendo che sei diversa perché sei unica come tutti sono unici…

Lo credo davvero: ognuno è unico e tutti possono dire qualcosa e avere un modo originale di dirlo. Credo che probabilmente gli artisti siano persone che cercano di tirare fuori queste cose, ma penso che tutti possiamo farlo.

 

[Da SentireAscoltare.com]

Ibeyi – Ibeyi

“Ibeyi” significa “gemelle” in Yoruba, la lingua e la cultura che dall’Africa Occidentale gli schiavi si sono portati nei canti fino ai Caraibi. E le due sorelle Diaz, figlie di un artista cubano del giro dei Buona Vista Social Club, ma piantate nella Parigi multietnica di oggi assieme alla mamma venezuelana, hanno il soul e il gospel che scorre loro nelle vene. Tale è la maturità di questo esordio, non perfetto ma sicuramente d’impatto, da far presto dimenticare che Lisa-Kainde e Naomi non hanno nemmeno vent’anni.

La forza del disco, dovessimo ridurre tutto a una sola variabile, sta in un equilibrio praticamente perfetto tra elementi africani, cubani (grande protagonista è il cajon, strumento da strada dell’isola caraibica), ma spruzzati di elettronica, pianismo classico ed europeo. Merito forse della koiné musicale che in casa, visto il padre, si deve sempre essere parlata, unita a orecchie attente a quello che accade nella scena contemporanea, di qui e di là dell’oceano, come mostra un mix condiviso sul sito della rivista Complex: Kate Bush che incontra James Blake (sono questi due degli estremi geografico-musicali anche della musica del duo), ma anche tanto hip hop e l’Africa, oltre che la regina Nina Simone.

Passato e presente convivono sulla lunga distanza, come avevano già mostrato i singoli Mama Says (il dolore di una donna che perde il marito, il padre delle Diaz, scomparso nel 2006), River (un blues/gospel che unisce le due sponde dell’Atlantico) e Oya (un’elegia multilingue sugli elementi naturali). Per Lisa-Kainde e Naomi, pur con le differenti sensibilità che le caratterizzano, le canzoni sono come preghiere. Siamo ben lieti di accoglierle.

[Da SentireAscoltare.com]