Martin Mystère ha compiuto 35 anni e si è fatto un look 2.0

Per festeggiare il compleanno è nata una miniserie di 12 numeri interamente a colori, un grande romanzo a puntate lungo un anno

L’11 aprile 2017 è arrivato nelle edicole il numero 350 di Martin Mystère, il detective dell’impossibile di casa Bonelli. Nel corso di 35 anni di vita editoriale (il primo numero è dell’aprile del 1982), il Buon Vecchio Zio Martin (BVZM), come viene soprannominato dai fan, si è occupato da archeologo di alcuni dei grandi misteri dell’umanità, quegli stessi che – irrisolti – alimentano credenze pseudoscientifiche, come quelle generate dal mito di Atlantide (che ritorna spesso e volentieri anche nelle storie del BVZM) e di improbabili civiltà aliene.

A farlo amare ad almeno un paio di generazioni di lettori sono state il suo rigore scientifico, dato che Martin non ha mai rinunciato all’esercizio della razionalità, e anche la sua pedanteria, per cui risulta fin da subito come l’amico nerd che ci deve spiegare – bonariamente – sempre tutto. Il tutto condito da un amore per il genere fantastico e un po’ di complottismo globale, che trasuda da ogni storia.

 

La copertina del primo numero della miniserie

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Non si esce vivi dagli anni ’80: Paper girls, una Stranger Things a fumetti?

Il nuovo fumetto di Brian K. Vaughn edito da BAO Publishing si specchia nella stessa nostalgia 80s della serie di Netflix. Ma con uno scopo un po’ diverso

Stranger Things, il fenomeno Netflix di cui abbiamo parlato due settimane fa inaugurando la seconda stagione di Stranimondi, è una dimostrazione di amore per l’immaginario nerd degli anni ’80, quello fatto di film come Star Wars Stand By Me, delle pellicole di Steven Spielberg e dei libri di Stephen King, di città di provincia e ragazzini in bicicletta. E proprio dal mezzo a due ruote prende spunto anche Paper Girls (prime 44 pagine qui), il nuovo fumetto di Brian K. Vaughn -già acclamato per la serie Saga- e disegnato da Cliff Chiang, di cui BAO Publishing ha appena pubblicato in Italia il primo volume.

La storia ha per protagoniste quattro ragazzine di Cleveland che consegnano i giornali a domicilio in sella alle loro biciclette. C’è la “novellina” che si deve inserire nel gruppo, la poco di buono che è anche leader del gruppetto, quella taciturna ma decisa e la timorosa un po’ imbranata. La mattina del 1° novembre 1988, quindi ancora nella notte di Halloween, le quattro protagoniste si trovano a dover affrontare un’invasione aliena mentre tutti gli adulti sono misteriosamente spariti. Ma da dove vengono questi esseri che parlano in modo strampalato e cavalcano degli pterodattili? E chi sono questi “giovani” che cercano di metterle in guardia sulla cattiveria dei “vecchi”?

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La storia, tra il romanzo di formazione e la fantascienza 80s, porta subito in territorio Goonies ed E.T., ma anche nelle atmosfere dei film del Brat Pack, come I ragazzi della 56^ strada di Francis Ford Coppola. Ma se il materiale di partenza è il medesimo di Stranger Things, la strada che la serie di Vaughn sembra intraprendere in questo primo volume è leggermente diversa. L’autore americano, che tra l’altro è proprio di Cleveland, pure dimostrandosi profondo conoscitore di quel decennio, preferisce usare gli elementi della nostalgia, ma anche la stessa fantascienza, per affrescare un ritratto generazionale di quell’America, come testimoniato direttamente dalla comparsata del presidente-attore Ronald Reagan o dal dibattito sull’opportunità di portare con sé o meno una pistola per difendersi. Sullo sfondo, ma si deve fare qualche sforzo per cogliere questi elementi, ci sono le tensioni in Medio Oriente, la Guerra Fredda agli sgoccioli e una società civile che sta per cambiare profondamente, ma non sa ancora come.

papergirls03-664x1024Gli elementi di interesse scientifico e tecnologico, però, non mancano. Il fumetto si apre subito con una tragedia spaziale, quella del Challenger del gennaio del 1986, in cui trovarono la morte tutti i membri dell’equipaggio, tra cui l’insegnate Christa McAuliffe che appare in sogno alla protagonista Erin. Il dibattito sulla trasmissione dell’HIV, l’epidemia che ha segnato quest’epoca, è concentrato in uno scambio di battute tra le protagoniste, incerte se sia solo una “malattia degli omossessuali” o meno: una fotografia delle paure di allora, com’è raccontato quasi in diretta dall’opera teatrale di Tony Kushner Angels in America (1992 -1995). La macchina del tempo che ha un ruolo centrale (e dal finale del volume, lo avrà ancora di più in futuro) nella storia ha le fattezze della capsula dell’Apollo usata per il rientro delle missioni lunari. C’è anche un riferimento alla Apple e ai Macintosh che in quello scorcio di decennio si stavano diffondendo, ma in una modalità simbolica un po’ confusa: bisognerà attendere il proseguimento della serie per capirlo.

L’impressione generale, però, è che l’interesse di Vaughn per questo tipo di elementi risieda più che altro nel loro potere evocativo di un’epoca e di un’atmosfera, usati alla perfezione per gettare il lettore in una situazione familiare, ma allo stesso tempo improbabile, che permette di riflettere sull’essenza stessa della società che da quel decennio è uscita. L’uso della nostalgia per parlare della nostalgia, come ha scritto qualche critico di fumetti: forse, ma crediamo che sia ancora presto per dirlo. In fin dei conti, anche una serie come Breaking Bad era partita con certe premesse (di genere, di potenziale narrativo) e si è progressivamente modificata nel corso delle stagioni, fin quasi a sembrare un prodotto diverso da quello delle prime sette puntate.

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Il vero problema di Paper Girls è una certa confusione nello svolgimento degli eventi: c’è molta, forse troppa carne al fuoco, che si sviluppa in poche pagine. Ma potrebbe anche essere un punto a proprio favore, vista la tendenza degli ultimi anni “ad allungare la broda” di alcune serie a fumetti, in cui il primo volume serve solamente a giustificare l’acquisto del secondo. Per il momento ci siamo innamorati dell’atmosfera notturna, delle citazioni giocose e della capacità di Vaughn di maneggiare anche il grottesco, mescolandolo a tutti gli altri ingredienti senza rovinare il sapore. Staremo a vedere come procede la ricetta.

[Da Oggiscienza.it]

17 anni e 22 giorni per il riconoscimento di un diritto

La storia di Eluana Englaro e la lotta per l’autodeterminazione terapeutica raccontata in un fumetto di 001 Edizioni

La storia di Eluana Englaro e la lotta per l’autodeterminazione terapeutica raccontata in un fumetto di 001 Edizioni

eluana6233 giorni sono tanti, tantissimi. Chi di noi diciassette anni fa sarebbe riuscito a immaginarsi com’è davvero oggi? Molto difficile: troppe le variabili, troppi gli eventi esterni che ci hanno condizionati. Per questo, Claudio Falco e Marco Ferrandino, assieme alla disegnatrice Martina Sorrentino, hanno fatto ricorso a un’invenzione narrativa, Laura, nata lo stesso giorno di Eluana, nella stessa clinica. Ma non ha avuto nessun incidente il 18 gennaio 1992: ha vissuto una vita come una qualsiasi delle nostre. Il fumetto segue questo doppio binario, realtà e finzione narrativa, che permette di vedere dagli occhi delle due donne com’è cambiato il mondo, com’è cambiata l’Italia in questi 17 anni. Anzi, quasi 19 se consideriamo i due che sono passati dalla sentenza della Corte di Cassazione del 16 ottobre 2007 e il 9 febbraio 2009 in cui Eluana è effettivamente morta dopo la sospensione dell’alimentazione forzata.

Eluana 6233 giorni (001 Edizioni, 2015) è un altro racconto, che si aggiunge ai molti che già sono stati fatti (come il discusso film di Marco Bellocchio del 2012, Bella addormentata), ma con uno sguardo meno diretto. Non si accanisce nei dettagli, nella ricostruzione. Si concentra piuttosto sul dipingere il clima e l’atmosfera della vicenda. In questo senso, dal punto di vista narrativo, Eluana non sembra nemmeno essere la protagonista, quanto piuttosto un elemento, un elemento di scardinamento di una situazione rimasta immutata fuori tempo massimo.

Nell’introduzione, Maurizio Mori, ordinario di bioetica a Torino e dal 2006 presidente della Consulta di bioetica, parla di una vera e propria “breccia di Porta Pia”come allora (20 settembre 1870) l’ingresso dei bersaglieri in Roma ha segnato la fine dello Stato Pontificio e con essa l’affermazione della libertà politica di cittadinanza, così oggi (9 febbraio 2009) l’attuazione di quanto previsto dalle legittime sentenze circa il caso Eluana ha segnato la fine del paternalismo medico vitalista che subordinava la libertà dell’interessato alla tutela della vita, per affermare che il consenso informato e la libertà sta al vertice e ha la precedenza su tutto il resto”.

Una rottura che si è cercato di impedire con proteste, manifestazioni, una legge (il famoso decreto “salva Eluana”), pressioni di ogni tipo, ma che alla fine di quei 6233 giorni si è realizzata. Ma che cos’è cambiato nel frattempo? Tanto, ma soprattutto le capacità della medicina. In questi ultimi quarant’anni, com’è tipico nello storia delle discipline scientifiche, gli avanzamenti tecnici e teorici hanno permesso di spostare più in là i limiti di ciò che l’uomo riesce a fare. E, quindi, capita che il corpo respiri, che il cuore pulsi, ma che il cervello non si risvegli. E che fare in questi casi? La lotta che Beppino Englaro ha condotto al posto della figlia è la lotta perché “l’autodeterminazione terapeutica non può incontrare un limite anche se ne consegue la morte”, come appunto voleva Eluana. La sentenza arrivata al termine di quei 6233 dice che questa scelta “non ha niente a che vedere con l’eutanasia”. Sono virgolettati dall’intervista con Beppino in coda al volume che ricordano la determinazione di chi, con coraggio, ha fatto questa battaglia per sua figlia, ma anche perché tutti noi potessimo scegliere.

 

[Da Oggiscienza.it]

Pensatech nel mondo dei fumetti digitali

Qual è il futuro del fumetto? Stanno facendo capolino le prime esperienze di “strisce” nate per il digitale, sono tavole pensate per essere lette con un devicedigitale, magari un tablet, attirando un pubblico, quello dei nativi digitali, che per ora sembra meno appassionato alle vignette rispetto ai loro coetanei del passato. E’ un mondo che lascia la carta e si apre alle animazioni. Eppure i fumetti riescono ad avere il loro pieno riconoscimento quando riescono ad essere stampati. Ce ne parla a @Pensatech Dario Custagliola (@Dario_Cust) di Lo Spazio Bianco(@lospaziobianco). Apripista sul tema sono Dc e Marvel, i due giganti del fumetto americano. “La sfida è renderli economicamente interessanti anche solo sul digitale senza dover passare sulla carta” ci dice Custagliola. I fumetti digitali per esempio hanno lo scroll digitale per non dover caricare tutte le pagine una a una. Ci sono esperimenti interessanti nel come verticalismi.it, ma secondo Custagliola “il kindleper fumetti ancora non è stato inventato”.

Guardando al fumetto italiano. I fumetti della Sergio Bonelli editore sono grandi giusto giusto come un tablet. La casa editrice dello storico Tex sta già pensando al digitale, ma Luca Del Savio della Bonelli ci avverte: “Migrare al digitale vero e proprio richiede un completo ripensamento ancora difficile”.