Mars Generation: piccoli astronauti in erba

Un nuovo documentario disponibile su Netflix racconta la storia di un gruppo di aspiranti astronauti adolescenti che sognano il Pianeta Rosso

Un allarme che suona nella sala di comando, un ordine (“non puoi atterrare finché non avrai completato un controllo manuale”), un membro dell’equipaggio a Terra durante un’operazione: scene da perfetto film di fantascienza sui viaggi nello spazio, se non fosse che i protagonisti con le tute da astronauta sono tutti adolescenti che stanno simulando una missione di esplorazione su Marte. È l’inizio di Mars Generation, il documentario disponibile dal 5 maggio su Netflix, che racconta l’addestramento di un gruppo di adolescenti americani durante lo Space Camp, specie di campo estivo per appassionati di spazio e nerd, che lo U.S. Space & Rocket Center di Huntsville, in Alabama, organizza da alcuni anni.

 

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Fantascienza e ruoli femminili: 10 donne veramente toste

In nessun altro genere come la fantascienza si è dato spazio a donne come icone positive e modelli da seguire

L’attuale stagione cinematografica e televisiva ha riservato alle donne ruoli da protagoniste nei film e nelle serie di fantascienza. Abbiamo conosciuto la linguista Louise Banks in The Arrival, sulle cui spalle finisce per pesare il destino dei rapporti tra umani e eptapodi, la Juliana Crain che combatte i nazisti nell’adattamento di The Man in the High Castle di Philip Dick, ma anche le ultime due uscite legate all’universo di Star Wars hanno protagoniste due donne forti: Jyn Erso (The Rogue One) Rey (Il risveglio della forza). Insomma, la fantascienza più che altri generi di intrattenimento mostra che le donne non devono essere solamente principesse da salvare. Che sia perché nella totale finzione di mondi lontanissimi e iperfuturistici è possibile dare alle donne più ruoli attivi e da protagoniste di quanti non ne ricoprano nella nostra società? La domanda rimane aperta e la approfondiamo con 10 donne toste che sono appaiono in film e serie tv, consapevoli che non è sicuramente una lista esaustiva: quali sono i vostri personaggi femminili preferiti?

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Pensieri atomici | Andare indietro nel tempo per risolvere i problemi del presente: X-Men, ma non solo…

Se siete andati a vedere l’ultima puntata della saga cinematografica targata X-Men, sapete che i viaggi nel tempo possono essere fondamentali per risolvere i problemi del presente. L’idea non è certo originale nella fantascienza, ma nel mondo degli eroi mutanti si connota in modo un po’ particolare.

Il ritorno al passato per evitare le tragedie del presente è il sistema che le navi spaziali del 2249 nel cortometraggio Exit Log di Chris Cornwell. Il “Timedrive” permette di tornare indietro di soli 3 minuti, ma dovrebbe essere un elemento di sicurezza piuttosto efficace nel caso di incidenti spaziali.

Da notare che l’equipaggio (o almeno quella parte che vediamo nel film) è completamente femminile, caratteristica non banale, soprattutto se pensiamo alla fantascienza classica.

Il film fa parte delle Imagination Series targata dal famoso Bombay Sapphire. Non mi piace il liquore, ma l’iniziativa sì. L’idea è semplice, ma assolutamente efficace. Geoffrey Fletcher, sceneggiatore premio Oscar per Precious, butta giù un’idea (diremmo, un soggetto) per un film di 5 minuti. Al Tribeca festival la giuria seleziona il miglior film che è venuto fuori da quell’idea primordiale. Exit Log è uno dei 5 selezionati (su 34) all’ultima edizione.

Pensieri atomici | Snowpiercer: Adamo ed Eva di ghiaccio

Snowpiercer di Bong Joon-ho

 Impressiona la forza visiva di Bong Joon-ho, regista coreano (The Host) che carica su di un treno qualche star di Hollywood per un viaggio circolare senza fine fuggendo dal freddo polare che si vede di là dal finestrino. Film apocalittico, con scene piuttosto cruente e sanguinolente (gestite magistralmente con l’uso della slow motion e del chiaroscuro), che si rifà ai miti antichi (l’arca di Noè, Adamo ed Eva nel finale), ma anche più recenti (il primo uomo sulla Luna) ed è popolato di pazzi furiosi (la guardia del corpo in completo grigio, l’insegnante della scuola, Mason/Tilda Swinton con dentiera e occhialoni), Snowpiercer è una gioia da vedere per gli amanti della fantascienza. Rimane in bilico sul filo dell’assurdo grazie al fatto che parla di cose che ci riguardano. Su tutte, il fatto che l’umanità a volta non ci sembri che un groviglio di pulsioni assassine, prevaricatrici ed egoiste.

C’è qualche buco di trama, ma ci sono anche effetti narrativi notevoli (come il segreto per l’assenza di braccio sinistro e la gamba destra di Gillian, che viene svelato con un ribaltamento nel finale).

Regno del citazionismo anche narrativo, dai Racconti macabri di Malroux alla Bussola d’oro di Pullman, passando per un decina di classici della fantascienza. E chissà quante citazioni di opere orientali ci perdiamo: sarebbe da fare un quiz/contest…

Qui sotto, invece, il prequel in computer grafica in cui Yona racconta l’antefatto da cui tutto è partito:

Iron Sky: un film che mostra la propria finezza nella colonna sonora

Ho visto Iron Sky e della sua intelligenza mi hanno convinto i Laibach…

Ho visto Iron Sky e della sua intelligenza mi hanno convinto i Laibach…

Giustamente i produttori di Iron Sky sono andati a bussare alla porta dei Laibach per la colonna sonora del loro film sulla riconquista della Terra da parte del IV Reich a partire dalla faccia oscura della Luna. Per un film satirico che ha a che fare con le idee di imperi (e qui ce ne sono due che si fronteggiano, quello nazi e quello a stelle e strisce) la colonna sonora la poteva scrivere solo chi si era già fronteggiato con un intero disco, Volk (2006), dedicato a riletture di inni nazionali con uno stile tra il nazionalista pacchiano e la presa per il culo a volte nemmeno tanto nascosta.

Per l’America, che in Iron Sky è rappresentata da una presidente guerrafondaia che pensa solo alla propria rielezione, nell’America dei Laibach c’era un epitaffio beffardo: “America – the end of history, the end of time, the end of family, the end of crime”. Il filo dark, oramai intrapreso da diversi anni nella discografia del gruppo sloveno che ha radici negli anni Ottanta di un industrial intransigente, è qui dark humour. Lo stesso che si sviluppa nel film finlandese, con una “esperta della terra” che si innamora a prima vista delle città americane e che crede che il nazionalsocialismo sia il bene assoluto (vedere la scena in cui si avvicina a un gruppo di neo-nazi), con un modello brainless che da fratello di colore si ritrova salvato e trasformato in ariano albino (e quindi diventare barbone bianco e complottista in opposizione alla figura più canonica del nero da ghetto abbondato dalla fortuna). E ancora con una esperta di marketing che gestisce la campagna per la rielezione della presidente in modo completamente casuale, lontano da quelle uscite mediatiche studiate con il microscopio a cui ci ha abituato la politica a stelle e strisce degli ultimi decenni.

Il film qua e là zoppica, forse colpa anche della traduzione italiana in cui l’ho visto, ma è divertente e meno scemo di quanto possa sembrare. Il fatto che si sia scelto i Laibach come compositori della colonna sonora non fa che confermare l’intelligenza di questi matti che vengono dal lato oscuro del cinema finlandese.

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