L’ambiente violato sul grande schermo

Tra catastrofi ecologiche, distopie ambientaliste, documentari di denuncia

Con il ritorno di Al Gore in versione documentarista e film maker, come raccontato da Claudio Dutto su queste colonne, si riaffaccia sul grande schermo un cinema che guarda alle “scomode verità” sulle conseguenze planetarie dei cambiamenti climatici. A dire il vero, però, si tratta di tematiche che non se ne sono mai andate del tutto, ma che hanno continuata ad affiorare lungo buona parte della storia del cinema internazionale, in particolare modo in quello di fantascienza. Spesso in termini catastrofistici, quasi sempre cercando di fare da monito allo spettatore sulle conseguenze di scelte sbagliate.

Mentre gli esperti cercano di capire quali siano le ricadute sugli accordi internazionali dello sfilamento degli Stati Uniti targati Donald Trump dagli impegni sul cambiamento climatico e sul rispetto dell’ambiente, vi proponiamo una selezione di alcuni film che raccontano scenari distopici e apocalittici dovuti a uno scarso rispetto per la natura, in nessun ordine specifico. Non ci troverete, per esempio, Blade Runner, che comunque è ambientato in un futuro in cui l’equilibrio tra natura e uomo si è dissolto in un cielo sempre scuro e una continua pioggia, probabilmente acida. Lì la questione ambientale ed ecologica non è parte integrante della storia, ma ne fornisce solo uno scenario. Abbiamo qui invece preferito film in cui il discorso e la riflessione attorno a queste tematiche sia centrale nella svolgimento della storia. Leggi tutto “L’ambiente violato sul grande schermo”

Mars Generation: piccoli astronauti in erba

Un nuovo documentario disponibile su Netflix racconta la storia di un gruppo di aspiranti astronauti adolescenti che sognano il Pianeta Rosso

Un allarme che suona nella sala di comando, un ordine (“non puoi atterrare finché non avrai completato un controllo manuale”), un membro dell’equipaggio a Terra durante un’operazione: scene da perfetto film di fantascienza sui viaggi nello spazio, se non fosse che i protagonisti con le tute da astronauta sono tutti adolescenti che stanno simulando una missione di esplorazione su Marte. È l’inizio di Mars Generation, il documentario disponibile dal 5 maggio su Netflix, che racconta l’addestramento di un gruppo di adolescenti americani durante lo Space Camp, specie di campo estivo per appassionati di spazio e nerd, che lo U.S. Space & Rocket Center di Huntsville, in Alabama, organizza da alcuni anni.

 

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Fantascienza e ruoli femminili: 10 donne veramente toste

In nessun altro genere come la fantascienza si è dato spazio a donne come icone positive e modelli da seguire

L’attuale stagione cinematografica e televisiva ha riservato alle donne ruoli da protagoniste nei film e nelle serie di fantascienza. Abbiamo conosciuto la linguista Louise Banks in The Arrival, sulle cui spalle finisce per pesare il destino dei rapporti tra umani e eptapodi, la Juliana Crain che combatte i nazisti nell’adattamento di The Man in the High Castle di Philip Dick, ma anche le ultime due uscite legate all’universo di Star Wars hanno protagoniste due donne forti: Jyn Erso (The Rogue One) Rey (Il risveglio della forza). Insomma, la fantascienza più che altri generi di intrattenimento mostra che le donne non devono essere solamente principesse da salvare. Che sia perché nella totale finzione di mondi lontanissimi e iperfuturistici è possibile dare alle donne più ruoli attivi e da protagoniste di quanti non ne ricoprano nella nostra società? La domanda rimane aperta e la approfondiamo con 10 donne toste che sono appaiono in film e serie tv, consapevoli che non è sicuramente una lista esaustiva: quali sono i vostri personaggi femminili preferiti?

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BlackScreen: il determinismo di Laplace e l’onniscenza del Dio di Dante

Un fumetto tutto italiano edito da Shockdom fa riflettere sul rapporto tra destino e libero arbitrio, ma anche su determinismo e caso nella scienza

La contingenza, che fuor del quaderno
de la vostra matera non si stende,
tutta è dipinta nel cospetto etterno

necessità però quindi non prende
se non come dal viso in che si specchia
nave che per torrente giù discende

(Dante Alighieri, Divina Commedia – Paradiso, Canto XVII, vv. 37 -42)

STRANIMONDI – Al tempo di Dante tra le persone colte teneva banco una disputa teologica sul rapporto tra il libero arbitrio e l’onniscenza divina. Se Dio tutto vede, e quindi sa come si svolgeranno i fatti nel futuro, che senso può avere il libero arbitrio, cioè – secondo la teologia cristiana – il dono della libertà che Dio ha fatto agli esseri umani? Non è tutto già scritto nel destino? Nei versi del Canto XVII del Paradiso che qui abbiamo riportato Dante si basa su Tommaso d’Acquino per indicare da che parte sta. Per il poeta, Dio è onnisciente come colui che sta a riva e vede una nave che solca il mare mentre si sta preparando una tempesta: sa prevedere come i fatti evolveranno da questa situazione, ma non può alterare le conseguenze delle scelte effettuate dalle persone.

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Preoccupazioni analoghe, e relative domande, solcano anche le pagine di BlackScreen, fumetto pubblicato a fine gennaio da Shockdom. Da un’idea di Lucio Staiano, patron della casa editrice e laureato in fisica (cosa che secondo noi ha avuto un peso in BlackScreen, come in altre sue scelte narrative su cui magari torneremo), con l’aiuto di Giuseppe Andreozzi e disegnato da Giovanni “Fubi” Guida, la storia si dipana in un universo del tutto simile al nostro, ma in cui un dettaglio tecnologico ha profondamente modificato la società (se vi viene in mente la serie Black Mirror non siete fuori strada). In questo caso si tratta dello Spoiler, un’invenzione delle Seed Industries in grado di prevedere il futuro della gente e, in particolare, di sapere quando morirà. Poco prima dell’evento, però, se ci si collega allo Spoiler, il risultato sarà una schermata nera (da cui il titolo). Ma cosa succederebbe se qualcuno potesse avere accesso al futuro di tutti? Potrebbe intervenire impedendo che un determinato evento accada? Non si potrebbe sostituire a Dio? Eccoci di nuovo a Dante e a Tommaso d’Acquino: sono passati diversi secoli, ma la disputa è ancora tutta qui.

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Le Storie Naturali di Primo Levi

Una mostra al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia di Milano è una buona scusa per tornare a leggere uno degli autori di fantascienza più trascurati

Lo scorso 2016 l’editore Einaudi ha pubblicato una nuova edizione aggiornata e più completa delle Opere di Primo Levi e l’evento è celebrato da una mostra, I mondi di Primo Levi. Una strenua chiarezza, che fino al 19 febbraio è visitabile al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci” di Milano: una buona occasione per tornare sui suoi racconti fantascientifici e fantastici.

Non fosse altro che per la facilità con cui l’abbiamo incontrato nel percorso scolastico, Primo Levi è sicuramente una figura familiare di testimone della barbarie della seconda guerra mondiale, e in particolare dell’internamento, per i suoi due libri sulla sua prigionia ad Auschwitz (Se questo è un uomo del 1947 e ripubblicato nel 1958 da Einaudi) e il viaggio di ritorno a casa alla fine del conflitto (La tregua del 1963). Ma questo è solo una parte della scrittore Primo Levi, che in prima persona era consapevole del rischio di essere messo nell’angolo dei testimoni dell’orrore e che, sempre con il proprio stile pacato, ha cercato di emanciparsi da quell’etichetta che gli andava stretta. Tra le raccolte di racconti, quasi sempre a sfondo fantastico e fantascientifico, abbiamo scelto di rileggere la prima, Storie naturali, pubblicata nel 1966.

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La fantascienza che vedremo nel 2017

Il prossimo anno si preannuncia ricco di sorprese per gli amanti della fantascienza, ecco alcuni titoli

STRANIMONDI – Qualcuno l’ha già definito come uno degli anni più geek che si ricordino. Noi di Stranimondi abbiamo cominciato a dare un’occhiata a quello che ci riserva il 2017 e cercato di incrociare la nostra passione nerd e geek con l’appiglio più hard della fantascienza e proponiamo una selezione di quello di più interessante che si potrebbe vedere nel corso del prossimo anno, al cinema e dintorni. Seguiamo un ordine cronologico, basato sull’uscita ufficiale originale (per cui qualche proposta potrebbe arrivare un po’ dopo in Italia). Via!

Tha Arrival, 19 gennaio

Piccolo sgarro per questo film che in realtà è arrivato nelle sale americane già nel 2016, ma che arriverà in Italia a fine gennaio. Gli oggetti giganti sono in realtà delle grandi astronavi con cui arrivano degli alieni di cui non sappiamo davvero le intenzioni. Primo problema: riuscire a comunicare. Ecco il ruolo di Amy Adams che interpreta un’esperta di linguistica. Oltre a lei, anche Hawkeye/Jeremy Renner e Forest Whitaker. La regia di Denis Villeneuve (Sicario) dovrebbe bastare a garantire il prodotto.

The Space Between Us, 3 febbraio

Un ragazzino nato su Marte (il primo essere umano) si innamora (o giù di lì) di una ragazza terrestre chattando online. Se dal trailer lo svolgimento sembra più da romantic comedy, la scienza – a giudicare dal secondo trailer in circolazione – sembra al centro dei problemi che chi non ha mai sperimentato la gravità terrestre e la nostra atmosfera potrebbe dover affrontare. Se però non avete troppe pretese e volete una serata di relax al cinema, forse potrebbe essere la scelta giusta, tenendo conto che in USA esce proprio a ridosso di San Valentino…

The God Particle, 24 febbraio

La particella di Dio è (sigh!) proprio quella, il bosone di Higgs, che in qualche modo è alla base della scomparsa della Terra quando due astronauti vi fanno ritorno. Non c’è ancora un’immagine da cui poter giudicare almeno lo stile del film, ma il segreto è uno dei tratti oramai caratteristici del suo produttore, J.J. Abrahams. Anche del resto si sa poco o nulla: con la regia affidata al mestierante Julius OnahThe God Particle è il terzo capitolo della serie antologica Cloverfield.

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Ghost In The Shell, 31 marzo

Scarlett Johanson, che continua a frequentare il mondo della fantascienza da anni, dà corpo a uno degli anime più famosi di tutta la storia del cinema giapponese. Ideato originariamente da Masamune Shirow in forma di manga negli anni Ottanta, è la prima volta che approda al live action. Se volete recuperare tutto il regresso (non è necessario per apprezzare questo che di fatto è un reboot in chiave hollywoodiana) potete trovare una guida qui.

Life, 26 maggio

Una delle proposte più interessanti lontano dai grossi franchise. Jake Gyllenhaal è uno dei sei membri dell’equipaggio a bordo della Stazione Spaziale Internazionale quando l’uomo scopre la prima forma di vita oltre la Terra che non si rivela esattamente pacifica… Sperando che non scada troppo nell’horror, le premesse sono interessanti.

World War Z Sequel, 9 giugno

L’infezione che rende i contagiati degli zombie è pronta a tornare. Dopo un avvio incerto, il primo capitolo è diventato un piccolo classico dell’action fantascientifico apocalittico, al punto che la produzione ha messo in cantiere il secondo capitolo e Brad Pitt ha confermato che sarà della partita. Per cui, ripassiamo un po’ l’atmosfera con il trailer del primo episodio:

Valerian, 21 luglio

Ennesimo tuffo nella fantascienza per Luc Besson, il cui ultimo sforzo in questo senso, Lucy, non è però stato memorabile, nonostante Scarlett Johanson e Morgan Freeman. Questa volta siamo nella sezione agenti-che-viaggiano-nel-tempo-per-salvaguardare-l’umanità con due protagoniste donna (caratteristica che fin dal Quinto elemento sembra imprescindibile nella fantascienza del regista francese). Da prendere in considerazione con il beneficio del dubbio.

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Star Wars Episodio VIII, 15 dicembre

Serve dire altro?

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The Six Million Dollar Man, 22 dicembre

Vi ricordate la serie televisiva (o telefilm, come si diceva allora) in cui si usava lo slow motion accompagnato da effetti sonori stravaganti per sottolineare che il protagonista non era un semplice uomo, ma un uomo-macchina? Se non ricordate, abbiamo preso un piccolo spezzone per rinfrescarvi la memoria. L’idea è un po’ quella di Robocop, ma senza il sottotesto giustizialista: il colonnello Steve Austin viene riportato in vita dopo un grave incidente trasformandolo in un uomo bionico/perfetta macchina per le missioni impossibili. La serie degli anni Settanta ha anche generato lo spin off della Donna bionica.

Mute, non specificato

Duncan Jones, il regista di un piccolo capolavoro di science-fiction come Moon ritorna alla fantascienza dopo l’esperienza di Warcraft. Si tratta di un non meglio specificato thriller fantascientifico in cui un barista muto (da cui il titolo) di Berlino va alla ricerca della propria fidanzata. Si sa poco o niente, se non che il film verrà distribuito da Netflix direttamente sulla propria piattaforma di streaming e in una versione adatta anche al cinema. Visto il regista, comunque, questo è da prendere a scatola chiusa.

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[Da OggiScienza.it]

Non si esce vivi dagli anni ’80: Paper girls, una Stranger Things a fumetti?

Il nuovo fumetto di Brian K. Vaughn edito da BAO Publishing si specchia nella stessa nostalgia 80s della serie di Netflix. Ma con uno scopo un po’ diverso

Stranger Things, il fenomeno Netflix di cui abbiamo parlato due settimane fa inaugurando la seconda stagione di Stranimondi, è una dimostrazione di amore per l’immaginario nerd degli anni ’80, quello fatto di film come Star Wars Stand By Me, delle pellicole di Steven Spielberg e dei libri di Stephen King, di città di provincia e ragazzini in bicicletta. E proprio dal mezzo a due ruote prende spunto anche Paper Girls (prime 44 pagine qui), il nuovo fumetto di Brian K. Vaughn -già acclamato per la serie Saga- e disegnato da Cliff Chiang, di cui BAO Publishing ha appena pubblicato in Italia il primo volume.

La storia ha per protagoniste quattro ragazzine di Cleveland che consegnano i giornali a domicilio in sella alle loro biciclette. C’è la “novellina” che si deve inserire nel gruppo, la poco di buono che è anche leader del gruppetto, quella taciturna ma decisa e la timorosa un po’ imbranata. La mattina del 1° novembre 1988, quindi ancora nella notte di Halloween, le quattro protagoniste si trovano a dover affrontare un’invasione aliena mentre tutti gli adulti sono misteriosamente spariti. Ma da dove vengono questi esseri che parlano in modo strampalato e cavalcano degli pterodattili? E chi sono questi “giovani” che cercano di metterle in guardia sulla cattiveria dei “vecchi”?

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La storia, tra il romanzo di formazione e la fantascienza 80s, porta subito in territorio Goonies ed E.T., ma anche nelle atmosfere dei film del Brat Pack, come I ragazzi della 56^ strada di Francis Ford Coppola. Ma se il materiale di partenza è il medesimo di Stranger Things, la strada che la serie di Vaughn sembra intraprendere in questo primo volume è leggermente diversa. L’autore americano, che tra l’altro è proprio di Cleveland, pure dimostrandosi profondo conoscitore di quel decennio, preferisce usare gli elementi della nostalgia, ma anche la stessa fantascienza, per affrescare un ritratto generazionale di quell’America, come testimoniato direttamente dalla comparsata del presidente-attore Ronald Reagan o dal dibattito sull’opportunità di portare con sé o meno una pistola per difendersi. Sullo sfondo, ma si deve fare qualche sforzo per cogliere questi elementi, ci sono le tensioni in Medio Oriente, la Guerra Fredda agli sgoccioli e una società civile che sta per cambiare profondamente, ma non sa ancora come.

papergirls03-664x1024Gli elementi di interesse scientifico e tecnologico, però, non mancano. Il fumetto si apre subito con una tragedia spaziale, quella del Challenger del gennaio del 1986, in cui trovarono la morte tutti i membri dell’equipaggio, tra cui l’insegnate Christa McAuliffe che appare in sogno alla protagonista Erin. Il dibattito sulla trasmissione dell’HIV, l’epidemia che ha segnato quest’epoca, è concentrato in uno scambio di battute tra le protagoniste, incerte se sia solo una “malattia degli omossessuali” o meno: una fotografia delle paure di allora, com’è raccontato quasi in diretta dall’opera teatrale di Tony Kushner Angels in America (1992 -1995). La macchina del tempo che ha un ruolo centrale (e dal finale del volume, lo avrà ancora di più in futuro) nella storia ha le fattezze della capsula dell’Apollo usata per il rientro delle missioni lunari. C’è anche un riferimento alla Apple e ai Macintosh che in quello scorcio di decennio si stavano diffondendo, ma in una modalità simbolica un po’ confusa: bisognerà attendere il proseguimento della serie per capirlo.

L’impressione generale, però, è che l’interesse di Vaughn per questo tipo di elementi risieda più che altro nel loro potere evocativo di un’epoca e di un’atmosfera, usati alla perfezione per gettare il lettore in una situazione familiare, ma allo stesso tempo improbabile, che permette di riflettere sull’essenza stessa della società che da quel decennio è uscita. L’uso della nostalgia per parlare della nostalgia, come ha scritto qualche critico di fumetti: forse, ma crediamo che sia ancora presto per dirlo. In fin dei conti, anche una serie come Breaking Bad era partita con certe premesse (di genere, di potenziale narrativo) e si è progressivamente modificata nel corso delle stagioni, fin quasi a sembrare un prodotto diverso da quello delle prime sette puntate.

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Il vero problema di Paper Girls è una certa confusione nello svolgimento degli eventi: c’è molta, forse troppa carne al fuoco, che si sviluppa in poche pagine. Ma potrebbe anche essere un punto a proprio favore, vista la tendenza degli ultimi anni “ad allungare la broda” di alcune serie a fumetti, in cui il primo volume serve solamente a giustificare l’acquisto del secondo. Per il momento ci siamo innamorati dell’atmosfera notturna, delle citazioni giocose e della capacità di Vaughn di maneggiare anche il grottesco, mescolandolo a tutti gli altri ingredienti senza rovinare il sapore. Staremo a vedere come procede la ricetta.

[Da Oggiscienza.it]