Le multinazionali digitali sono raddoppiate in 5 anni

Le multinazionali digitali realizzano il 70% delle proprie vendite fuori dal proprio paese, ma solo il 40% delle loro attività è condotto all’estero. Una situazione assai diversa rispetto alla media che si traduce in un impatto diretto meno visibile in termini di investimenti e posti di lavoro creato al di fuori della madrepatria. Lo afferma il World Investment Report 2017 pubblicato dalla Conferenza delle Nazioni Unite sul Commercio e lo Sviluppo (UNCTAD), che comunque sottolinea come l’economia digitale sia un fattore chiave per la crescita e lo sviluppo economico.
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Tra big Pharma e big Data c’è il nostro Dna

Cediamo ogni giorno i nostri dati sensibili ai social network. Siamo pronti a fare la stessa cosa con i nostri dati sanitari? Il caso 23&Me

Da rcdc.it:

Bologna, 9 gen. – Basta una provetta di saliva per avere la mappa del tuo Dna, i rischi di malattie, trovare i parenti lontani. . E’ questa la promessa di 23&Me, un social network basato sui dati del nostro Dna secondo Sergio Pistoi (@sergiopistoi), giornalista scientifico autore di “Il DNA incontra Facebook“. L’azienda californiana di test genetici ha ricevuto di recente un investimento da 50 milioni di dollari da parte di Genentech, colosso dell’industria farmaceutica interessato ai dati del Dna raccolti attraverso il test salivare.

Le analisi sui rischi di malattie genetiche di 23&Me sono state di recente bloccate dalla Fda americana, ma continua invece la raccolta dei dati per il calcolo dell’ascendenza. 23&Me quindi si presenta come un social network che ci aiuta a trovare i parenti lontani in giro per il mondo, su base genetica. Il costo del test salivare è relativamente basso, 99 dollari (“un prezzo da grandi magazzini” dice Pistoi) ma come ogni social network il valore nasce poi dai nostri dati aggregati tra loro, i Big Data.
Cediamo ogni giorno i nostri dati sensibili a Facebook, Twitter o alla piattaforma di turno, siamo pronti a fare la stessa cosa con i nostri dati sanitari? Ne abbiamo parlato a Pensatech, anche con Vincenzo Costanza (@Vincos), autore de “La società dei dati“.

Cinema in lingua originale, sottotitoli e il brusio di fondo

Se non sai l’inglese, perché ti senti autorizzato a disturbare chi invece lo capisce? Dilemmi del cinema in lingua originale (con sottotitoli)

Come largamente annunciato, ieri sera sono stato al Kinodromo e ho visto Terms and Conditions May Apply. Del film ha già detto bene, benissimo Fabio Chiusi. Se volete approfondire la questione NSA e Datagate, poi, vi consiglio il suo Grazie mr. Snowden, da scaricare gratuitamente in formato epub, mobi o pdf. La serata di ieri sera è stata interessante anche grazie alla presentazione di Marco Trotta, che ha messo il film in prospettiva, anche italiana.

Qui, invece, mi voglio spendere per un fenomeno che sto notando sempre più spesso. Quando si capita al cinema con la possibilità di vedere un film in lingua originale, come era ieri sera, ci si sente fortunati. Non c’è il fraintendimento della traduzione e non si rischia che il doppiaggio ci faccia perdere qualche sfumatura di significato. Nel caso in documentario come Terms and Conditions, questo significa cogliere il mood nella voce degli intervistati, Zuckerberg compreso. Ci si sente privilegiati a non dover per forza ricorrere al download del film in originale. Almeno finché non ci si accorge che il vicino di poltrona, non capendo l’inglese, si sente autorizzato a chiacchierare tutto il tempo con il suo amico. Magari proprio commentando il film, per carità, ma pur sempre disturbando. In un amen ci si ritrova immersi in un brusio di fondo fastidioso. E si rimpiange il film scaricato e goduto nella tranquillità della propria casa. Eccola, una delle delle cause del download illegale dei film che sta distruggendo Hollywood: l’ignoranza del pubblico italiano della lingua inglese!

“Accetto termini e condizioni”, dal web al grande schermo

“Terms and conditions” di C. Hoback lunedì 3 febbraio sugli schermi del Kinodromo nella rassegna Mondovisioni. A Pensatech Marco Trotta e Fabio Chiusi.

31 gen. – Chi di noi ha mai letto i termini e condizioni dei contratti che ci vengono proposti ogni volta che ci iscriviamo ad un servizio sul web? Per farlo ci vorrebbe un mese all’anno, troppo per chiunque. Social network, app, acquisti on line, semplici siti ci chiedono di dare il nostro consenso all’utilizzo dei nostri dati.

Il tema esce dalla rete e lunedì 3 febbraio arriverà sugli schermi del Kinodromo, al cinema Europa alle 21, all’interno della rassegna Mondovisioni. Il documentario “Terms and conditions” di Cullen Hoback mostra come, qualsiasi siano le impostazioni di privacy, i dati vengono raccolti e i comportamenti on-line monitorati, rendendo più che mai incerto il futuro delle libertà civili. E non si può non pensare ad Edward Snowden sulla NSA. L’inchiesta di Hoback dimostra come ognuno di noi, clic dopo clic, abbia progressivamente accettato uno stato di sorveglianza costante.

La rassegna “Mondovisioni: i documentari di Internazionale” nasce dalla collaborazione tra Kinodromo, Locomotiv Club, Sfera Cubica, CineAgenzia e Medici Senza Frontiere, con il patrocinio del Comune di Bologna e del Quartiere Saragozza.

Il film sarà introdotto da Marco Trotta (@mrta75), informatico e mediattivista, ospite insieme a Fabio Chiusi (@fabiochiusi) del nostro Pensatech di oggi. Alcuni temi sono ormai ricorrenti, c’è bisogno di maggiore consapevolezza digitale.