Le multinazionali digitali sono raddoppiate in 5 anni

Le multinazionali digitali realizzano il 70% delle proprie vendite fuori dal proprio paese, ma solo il 40% delle loro attività è condotto all’estero. Una situazione assai diversa rispetto alla media che si traduce in un impatto diretto meno visibile in termini di investimenti e posti di lavoro creato al di fuori della madrepatria. Lo afferma il World Investment Report 2017 pubblicato dalla Conferenza delle Nazioni Unite sul Commercio e lo Sviluppo (UNCTAD), che comunque sottolinea come l’economia digitale sia un fattore chiave per la crescita e lo sviluppo economico.
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Pensieri atomici | Le ansie digitali: mie o altrui?

Più che un saggio, un racconto di un’esperienza: sei mesi di sperimentazioni che Ziccardi ha fatto su se stesso per capire quanto la tecnologia non fosse più un mezzo per lavorare e vivere meglio, ma una signora esigente che subdolamente si era portata via tempo, spazi mentali e libertà. Non si tratta di un libro luddista, ma di un libro che vuole raccontare l’esperienza di chi ha provato a riprendersi il controllo sulle tecnologie e a non farsi controllare da loro o, meglio, dalla pressione sociale che attorno a quelle tecnologie si è generata nelle vite di molti di noi. Esistere è reale solo se lo posso raccontare sui social network. Le vacanze le ho fatte solo se condivido le foto. Ho lavorato solo se sono rimasto tutto il tempo di fronte al computer a rispondere alle email e agli altri messaggi che ricevo quotidianamente.

La tecnologia e il digitale sono meravigliosi perché ti consentono di fare cose altrimenti lunghe, laboriose e faticose. Ma se non ti rispondo entro mezz’ora via email, nel 99% dei casi, non cambia nulla del lavoro che stiamo facendo insieme. Allora la nostra ansia – la mia sicuramente – non è generata solamente dal nostro senso del dovere, ma dalla possibilità che gli altri (committenti, colleghi, ecc.) ci buttino addosso le loro ansie: “puoi leggere la posta dal telefonino, perché non mi hai risposto subito?”, “ti ho mandato un SMS per segnalarti che ti ho inviato quel file di cui abbiamo parlato: perché non lo hai scaricato subito?”. E via di questo passo.

E allora chi è determina la scala delle priorità? Sono io a decidere che cosa deve avere la priorità nelle mie giornate lavorative o sono le ansie altrui che lascio entrare dalle finestre tecnologiche sempre aperte che ho sul mondo? Sono domande che mi sono posto leggendo questo libro, alle quali non ho ancora risposto, ma che ho l’impressione che siano più importanti di molte altre alle quali ho facilmente dato una risposta.

E per le quali vorrei ringraziare l’autore.

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In lettura Entro 48 ore di Giovanni Ziccardi, docente di informatica giuridica a Milano e noto per i suoi libri che spesso contengono al parola “hacker” nel titolo. Che cosa succede se ci riprendiamo un po’ di tempo dalla lettura compulsiva della posta elettronica e degli aggiornamenti dei social network? Giovanni Ziccardi ci ha provato e lo racconta in questo libro. Quindi, non è un saggio, ma una testimonianza.

Il boom dello streaming musicale

Ad un anno dall’arrivo di Spotify in Italia Pensatech torna a fare il punto sul mercato digitale della musica

Foto Flickr CC di Mary Bailey Thomas

28 feb. – Ad un anno dall’arrivo di Spotify in Italia Pensatech torna a fare il punto sul mercato digitale della musica. Nel 2013 i ricavi della vendita di musica sono tornati a crescere, dopo 11 anni. “Del 2%, a quota 117,7 milioni di euro. Non accadeva dal 2002. Il merito è del digitale e, in particolare nel 2013, dello streaming, che sta spostando utenti dalla pirateria al mercato legale” scrive Alessandro Longo sul Corriere delle Comunicazioni. Sono dati della Fimi (Federazione industria musicale italiana), di una ricerca Deloitte.

Le piattaforme di vendita di musica digitale, in download e in streaming, sono innumerevoli: Spotify, Deezer, Cubo Music, Play Music, iTunes, Amazon, Youtube, Rhapsody e… persino un nome importante per la storia del download illegale come Napster. Per l’utente i prezzi per l’abbonamento streaming si assomigliano tutti e si aggirano sui 10 euro al mese, poco meno. Per gli artisti la faccenda è più complicata.

Luca Stante, direttore di Zimbalam Italia, ci spiega come funziona la loro piattaforma di intermediazione. Con Edoardo Bridda di SentireAscoltare ci confrontiamo sulle nuove opportunità per artisti e amanti della musica.

Clicca qui per ascoltare tutta la puntata di Pensatech su rcdc.it.

Chi ha paura del digitale a scuola?

Chi ha paura del digitale a scuola?

Originariamente su Rcdc.it. Tutte le puntate di Pensatech.

Foto CC Flickr di starmanseries

7 feb. – Tablet al posto dei libri, registro elettronico, lavagne interattive… la scuoladel futuro pareva dietro l’angolo secondo le promesse del ministro Profumo. Poi le scadenze si sono dilatate, il governo è caduto e l’anno scolastico è iniziato ancora tra gessi e cancellini. In Emilia Romagna arrivano 4 milioni e mezzo di fondi per le nuove tecnologie digitali e di rete nelle scuole, ma allo stesso tempo, chi il wifi ce l’ha lo spegne, come successo a Minerbio pochi giorni fa. Pensatech questa settimana si chiede: “E’ paura dell’inquinamento o poca cultura digitale?”

Stefano Epifani (@stefanoepifani), direttore di TechEconomy e docente alla Sapienza, ci racconta di insegnanti alla ricerca del segnale wifi per i corridoi della scuola. Il problema delle infrastrutture è, quindi, ancora uno dei fattori che determinano l’arretratezza del digitale tra i banchi. Ma spesso, ci dice ancora Epifani, “dove computer e lavagne elettroniche ci sono manca chi è in grado di usarle” oppure “non c’è la compatibilità dei vigili del fuoco per le strutture dove le lavagne elettroniche dovrebbero essere installate”. Un altro ostacolo è la differenza tra libro digitale e di carta, il secondo ha l’Iva agevolata, il primo no, così come anche le detrazioni fiscali. Si continua a parlare di “pericoli della rete” senza vedere il cambiamento. Quando sono arrivate le automobili, ci racconta Epifani, erano preceduti da un avvisatore che gridava “arriva l’automobile” per salvare i posti di lavoro dei conduttori di carrozze.

“La scelta non è tra classi digitalizzati e non digitalizzate” ci dice Giovanni Boccia Artieri (@gba_mm), sociologo dell’Università di Urbino ed esperto di digitale. Facciamo ricerche on line e usiamo lo smartphone in ogni momento della giornata, ma quello che manca “è integrare questo anche nei processi educativi”. Genitori e insegnanti non possono aspettare che siano i ragazzi ad insegnare a loro come  usare le nuove tecnologie. Ai bambini chiediamo sempre “Come è andata oggi a scuola” ma mai “Come è andata oggi su internet“, eppure, ci dice Boccia Artieri, quello è un’ambiente in cui passano molte ore, ascoltando musica, parlando con gli amici, scambiandosi immagini. La scuola è il luogo in cui l’integrazione con il digitale dovrebbe essere privilegiate. Con la lavagna elettronica poi “dipende da cosa ci facciamo” conclude  Boccia Artieri.

Pensatech: Cinema senza più pellicola. Arriva il digitale

14 giu. – Il 65,5% delle sale cinema italiane è già passato al digitale, molte altre sono in procinto di farlo per evitare l’aumento dei costi di distribuzione della pellicola a partire dal gennaio 2014, quando lo swich off della celluloide dovrebbe essere completato.

Le storiche “pizze“, le pellicole cinematografiche stanno davvero scomparendo, sostituita dal nuovo sistema di distribuzione e proiezione attraverso il supporto digitale. L’immagine migliora, si evitano i problemi di deterioramento della pellicola nel corso del tempo, si trasportano e duplicano le copie dei filma prezzi inferiori. Il costo del passaggio però richiede uno sforzo economico importante, 60mila euro secondo i dati del Sole24ore.

La regione Emilia Romagna ha contribuito con due bandi del valore complessivo di 4 milioni di euro. Le multisala sono ora quasi tutte digitalizzate, mentre rischiano di restare indietro le piccole sale, gli oratori o i circoli che potrebbero optare per dei piùà economici proiettori bluray. Ce ne parla Foschini, amministratore delegato delCreec, il consorzio regionale emiliano esercenti cinema.

Dal digitale nascono anche nuove opportunità. Tra queste la possibilità di proiettare al cinema in diretta ciò che succede a teatro, per esempio L’opera. E’ ciò che faMicrocinema. Ne abbiamo parlato con l’amministratore delegato Roberto Bassano.

Riascolta tutta la trasmissione: