Space X: terzo atterraggio riuscito

Un nuovo risultato positivo per il razzo Falcon 9 dall’azienda americana Space X

Terzo di fila! Verrebbe da dire così, per il terzo atterraggio di file del razzo Falcon 9 prodotto dall’azienda americana Space X. Il razzo, pensato come un potenziale veicolo riutilizzabile per il volo spaziale, il 27 maggio scorso alle 5:49 ora della costa est è atterrato con successo sulla piattaforma galleggiante dall’originale nome “Of Course I Still Love You”, come si può vedere da video che documento le ultime fasi della manovra:

Dopo gli insuccessi dello scorso anno, sia con il cargo diretto alla Stazione Spaziale Internazionale, sia sul fronte dei tentativi di atterraggio del veicolo dopo il volo, l’azienda Space X di proprietà dell’americano Elon Musk aveva già registrato due successi negli ultimi due mesi, con due atterraggi perfetti sulla piattaforma galleggiante. Ecco i video per rivivere i primi due storici atterraggi in due video. Il primo è quello relativo all’8 aprile scorso:

Il secondo, in notturna, è di un mese più tardi, il 6 maggio 2016:

Il terzo tentativo era originariamente previsto per il 26 maggio, ma è stato posticipato. Elon Musk ha dichiarato che “si trattava di un piccolo problema nel motore attuatore dell’upper stage. Probabilmente non metteva a rischio il volo, ma abbiamo preferito fare qualche accertamento”. Musk ha espresso la propria soddisfazione per il test, precisando che “la velocità di atterraggio era molto vicina a quella massima prevista dal progetto”.

La corsa allo sviluppo di un nuovo veicolo spaziale riutilizzabile non conosce sosta. Pochi giorni fa, come abbiamo raccontato, si è ufficialmente iscritta alla gara anche l’India con il suo RLV, che cerca di imitare anche nelle forme lo space shuttle americano, ritirato dalle missioni nel 2011.

[da Oggiscienza.it]

Jules Verne e la Luna

E la luna bussò

In occasione di una giornata speciale dedicata alla Luna dalla Radio Svizzera Italiana, un piccolo reportage per Albachiara da Nantes, città natale di Jules Verne, colui che per primo si è immaginato come andarci.

A questo link la pagina speciale e a questo, invece, la pagina della puntata della trasmissione.

Hubble, il telescopio miope che ci ha mostrato l’universo in espansione

«So come ripararlo». La notizia bomba arriva in un momento inaspettato, durante la coda per il buffet a un convegno dell’Optical Society americana del 1990. A lanciarla è Aden Meinel, uno dei grandi vecchi dell’astronomia americana, a riceverla John Trauger, uno degli scienziati del Jet Propulsion Laboratory di Pasadena (California) responsabile degli strumenti principali del telescopio spaziale Hubble. Le chiacchiere nate di fronte a un panino e un caffè molto lungo contenevano davvero l’idea giusta. Fino a quel pranzo e a quell’incontro decisivo, il destino di Hubble appariva cupo. Soltanto nel maggio precedente, la stampa di tutto il mondo era arrivata a Greenbelt, poco fuori Washington D.C., al Goddard Space Flight Center della NASA per assistere all’apertura delle palpebre, per così dire, di Hubble. C’era grande attesa, dopo il lancio in orbita senza inconvenienti, e quando le immagini che appaiono sullo schermo sono distorte, fuori fuoco e impossibili da decifrare, la delusione del pubblico e, soprattutto, degli addetti ai lavori è grandissima: il telescopio orbitante che doveva coronare un sogno scientifico lungo trent’anni, era miope.

(continua…)

L’India ha lanciato il suo shuttle

23 maggio 2016: primo volo di test avvenuto con successo per il veicolo spaziale riutilizzabile made in India

Dal 2011 lo Space Shuttle, come raccontato dallo scribing di Giulia Rocco, ha smesso di volare. Fin dall’indomani del suo addio, la NASA e le agenzie spaziali più attive, si sono date alla ricerca di un altro veicolo spaziale che, proprio come gli Space Shuttle, sia riutilizzabile. La corsa, alla quale si sono aggiunti anche investitori privati come Elon Musk e il suo Space X, da oggi deve fare i conti anche con RLV-TD, il Reusable Launch Vehicle – Technology Demonstrator, il mini shuttle sviluppato dall’India.

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Il momento del decollo dal Pad numero 1 di Sriharikota in Andra Pradesh (immagine: India Space Research Organization)

Lanciato con successo dal Pad numero 1 del Satish Dhawan Space Centre di Sriharikota, poco a nord di Chennai sulla costa orientale della penisola indiana, RLV-TD ha raggiunto con successo un’altitudine di 65 km come previsto dalla missione. Da quella quota, il veicolo, privo di equipaggio umano, è rientrato a terra a una velocità di circa Mach 5 superando la difficoltà dell’alta temperatura grazie al proprio Thermal Protection Syste, che ha funzionato perfettamente. Dopo un volo complessivo di 770 secondi, RLV è atterrato come previsto in un’area predeterminata della Baia del Bengala, a 450 km dal punto di lancio. Il punto, in mare, fungeva da pista di atterraggio virtuale, poiché per questo viaggio non era previsto il recupero del velivolo.

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RLV-TD sulla cima del razzo HS9 durante le fasi di preparazione del lancio (immagine: India Space Research Organization)

Si tratta di un veicolo prototipo, lungo appena 6 metri e mezzo, e un po’ buffo in cima al razzo HS9 che lo ha portato in cielo. Ma è la dimostrazione che la via tecnologica scelta dagli indiani è concreta e ha un futuro. “I dati raccolti dal lancio saranno determinanti per la configurazione del vero RLV”, ha dichiarato K Sivan, direttore del Vikram Sarabhai Space Centre. Si è trattato della prima volta che l’India è riuscita a far volare e rientrare sulla superficie terrestre un veicolo alato. Nel prossimo futuro, oltre all’analisi dei dati raccolti, c’è lo sviluppo a terra di una vera e propria pista di atterraggio, probabilmente vicino allo Space Center di Sriharikota.

[da Oggiscienza.it]