L’ambiente violato sul grande schermo

Tra catastrofi ecologiche, distopie ambientaliste, documentari di denuncia

Con il ritorno di Al Gore in versione documentarista e film maker, come raccontato da Claudio Dutto su queste colonne, si riaffaccia sul grande schermo un cinema che guarda alle “scomode verità” sulle conseguenze planetarie dei cambiamenti climatici. A dire il vero, però, si tratta di tematiche che non se ne sono mai andate del tutto, ma che hanno continuata ad affiorare lungo buona parte della storia del cinema internazionale, in particolare modo in quello di fantascienza. Spesso in termini catastrofistici, quasi sempre cercando di fare da monito allo spettatore sulle conseguenze di scelte sbagliate.

Mentre gli esperti cercano di capire quali siano le ricadute sugli accordi internazionali dello sfilamento degli Stati Uniti targati Donald Trump dagli impegni sul cambiamento climatico e sul rispetto dell’ambiente, vi proponiamo una selezione di alcuni film che raccontano scenari distopici e apocalittici dovuti a uno scarso rispetto per la natura, in nessun ordine specifico. Non ci troverete, per esempio, Blade Runner, che comunque è ambientato in un futuro in cui l’equilibrio tra natura e uomo si è dissolto in un cielo sempre scuro e una continua pioggia, probabilmente acida. Lì la questione ambientale ed ecologica non è parte integrante della storia, ma ne fornisce solo uno scenario. Abbiamo qui invece preferito film in cui il discorso e la riflessione attorno a queste tematiche sia centrale nella svolgimento della storia. Leggi tutto “L’ambiente violato sul grande schermo”

Rachel Carson e l’ambientalismo

L’autrice di Primavera silenziosa diede inizio alla riflessione sul rapporto, ancora irrisolto, tra uomo, natura e mercato.

Mercoledì 22 aprile 1970, duemila college, decine di migliaia di scuole e qualche migliaio di comunità sparse per gli Stati Uniti d’America celebrarono il primo Earth Day della storia. Come raccontò Walter Cronkite nello speciale della CBS  Earth Day – A Question of Survival, non fu proprio un successo di partecipazione, con la folla radunata, per esempio, al Fairmount Park di Philadelphia più che altro interessata alla musica suonata sul palco. Le immagini mostrano il biologo Barry Commoner, uno degli attivisti più noti, ammonire i presenti: “Questo pianeta è minacciato dalla distruzione e noi che ci viviamo siamo minacciati dalla morte. I cieli sono appestati, le acque sporche […] e viviamo sull’orlo dell’annientamento nucleare: siamo nel mezzo di una crisi di sopravvivenza”. Anche se non si direbbe, è l’inizio, in sordina, della grande stagione del movimento ambientalista. Leggi tutto “Rachel Carson e l’ambientalismo”

Addio Artico, ecco come il Polo Nord ha perso il ghiaccio perenne

Un’animazione racconta trent’anni di scioglimento del ghiaccio artico e mostra come il ghiaccio più vecchio sia sempre più raro

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La National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) degli Stati Uniti dispone dei dati sulla quantità di ghiaccio che copre il Polo Nord terrestre. Ogni anno, la formazione del ghiaccio attraversa un ciclo: la quantità di ghiaccio è massima a dicembre e minima in settembre, subito dopo la stagione estiva. Ma c’è una parte di questo ghiaccio, chiamata perenne, che resiste da un inverno all’altro. Come mostra però l’animazione di Google Earth basata sui dati del Sea Ice Index del National Snow and Ice Data Center, negli ultimi decenni la quantità di ghiaccio che copre l’Artico è andata progressivamente diminuendo, intaccando anche il ghiaccio perenne (usate la barra temporale in alto a sinistra per avanzare, mese dopo mese, dal gennaio 1979 al gennaio 2015. La linea viola rappresenta la media ’81 – 2010).

Lo scorso marzo 2014, in cui la copertura di ghiaccio era vicina alla media del periodo 1981 – 2010, non è stato sufficiente a contrastare il trend negativo che ha avuto nel 2012 il record di scioglimento. Il NOAA ha realizzato un breve video in cui si mette in evidenza l’erosione del ghiaccio perenne nel corso degli ultimi decenni. Nell’animazione, il ghiaccio è evidenziato nello spettro di colori che vanno dal blu scuro (ghiaccio nuovo) al bianco (quello più vecchio). Come si può vedere, il ghiaccio perenne ha progressivamente ristretto la sua superficie concentrandosi attorno all’arcipelago artico canadese e liberando le coste russe.

Il dato numerico non lascia scampo a dubbi. Negli anni Ottanta, il ghiaccio di almeno quattro ani rappresentava il 26% del totale del pack artico. Nel marzo del 2014 questa quantità era scesa al 10%, con il ghiaccio di età superiore ai 7-8 anni anni che è diventato progressivamente sempre più raro.

[Da Wired.it]

Rosling: dite la verità sulla CO2

 

Letti tutto su Wired (di carta) di novembre.

Lo zainetto smart che trasforma chi lo indossa in “centralina vivente”

La prima apparizione pubblica è avvenuta alla Smart City Exhibition di Bologna, quando Enzo Lavolta,assessore alle politiche ambientali, energetiche e dello sviluppo tecnologico del comune diTorino, ne ha fatto sfoggio a una tavola rotonda. Si tratta di uno zainetto che oltre a permettere di trasportare oggetti al suo interno, è dotato di una sensorbox che lo trasforma in uno strumento per raccogliere dati sulla qualità dell’aria cittadina. Alimentato con un piccolo pannello solare questo zainetto particolarmente smart raccoglie dati in tempo reale e attraverso il bluetooth li invia a uno smartphone che li registra e li invia al database centrale. La smart city del prossimo futuro potrebbe quindi essere invasa da pendolari, studenti e, in generale, cittadini dotati di zainetto intelligente per monitorare l’andamento dell’inquinamento atmosferico punto per punto, istante per istante.

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