Lo studio del corpo umano e le cere anatomiche di Anna Morandi Manzolini | Zanichelli Aula di scienze

«Donna bella e piena d’ingegno tratta infatti con vigore i cadaveri e anche le membra in decomposizione, per poterli riprodurre e consegnare ai posteri. Allestì quindi la propria casa con parti del corpo umano, eseguite con arte mirabile e disposte nel modo più elegante; e le spiega … utilizzando un linguaggio semplice, nativo e puro, in cui nulla resta oscuro, ma con tanta chiarezza come se ne trova in uno studioso di anatomia»

Francesco Zanotti (da De re ostetricia, in Commentarii dell’Istituto di Scienze di Bologna, III tomo, 1755)

 

L’abito è di un rosa antico con dettagli in pizzo. Lo sguardo è dritto di fronte a sé, privo di qualsiasi timore. Nelle mani regge gli strumenti propri del mestiere, un forcipe e un bisturi, probabilmente quelli che ha appena usato per aprire la scatola cranica che ha di fronte a sé ed esporne il cervello per lo studio.  Decide di presentarsi così Anna Morandi Manzolini nel proprio autoritratto in cera del 1750, una scienziata che ha studiato l’anatomia del sistema nervoso umano – e non solo – applicando in prima persona lo spirito empirico dell’Illuminismo e una donna che non teme di sovvertire gli stereotipi di genere della sua epoca guardando dritto negli occhi, a testa alta, chi le fa visita.

Nel corso della sua attività scientifica Anna Morandi ha realizzato decine di opere in cera che rappresentano fedelmente e con un dettaglio per l’epoca straordinario parti del corpo umano, contribuendo all’avanzamento delle conoscenze anatomiche del tempo e in particolare del funzionamento degli organi di senso e di quelli riproduttivi maschili. Ma è stata anche una scienziata in un mondo dominato dai pregiudizi sul contributo intellettuale che le donne potevano dare alla scienza e, per questo, presto dimenticata dalla storia.

Leggi tutto: Lo studio del corpo umano e le cere anatomiche di Anna Morandi Manzolini | Zanichelli Aula di scienze

#ClassiciRiscoperti: La lingua usata come arma in Babel-17 di Samuel R. Delany

L’ipotesi di Sapir-Whorf ispira un’arma micidiale in un classico vincitore del Premio Nebula nel 1967

Con questo articolo si apre una serie di approfondimenti sulle idee scientifiche alla base di alcuni classici più o meno noti della fantascienza internazionale.

La guerra che ha messo di fronte l’Alleanza terrestre agli Invasori ha oramai raggiunto uno stallo, con le due fazioni divise rigidamente che cercano senza successo di prevalere sul nemico, diventando così padroni dello spazio cosmico. L’equilibrio però rischia di essere rotto da un misterioso codice cifrato che il comando terrestre ha intercettato e battezzato Babel-17: potrebbe nascondere le coordinate del prossimo forse decisivo attacco per un’umanità che è oramai stanca della guerra. Rydra Wong, la poetessa esperta di linguaggi che viene incaricata dall’Alleanza di decifrare Babel-17, scopre però presto che non si tratta di un codice cifrato, ma di una lingua vera e propria, che ha il potere di modificare la struttura del pensiero di chi la parla e trasformarlo in un automa che ha come solo scopo attaccare e distruggere i terrestri. Leggi tutto “#ClassiciRiscoperti: La lingua usata come arma in Babel-17 di Samuel R. Delany”

La conquista dell’outback australiano a opera di John Stuart McDouall 

La pista individuata attraverso l’outback dall’esploratore scozzese è ancora oggi la via di comunicazione principale tra il Sud e il Nord dell’Australia

Se da una qualsiasi città della costa australiana vi dirigete verso l’interno, non appena lasciate l’area urbana vi troverete immersi nel bush. Se vi spingete ancora oltre raggiungerete l’outback, un insieme di aree desertiche e semi-desertiche che occupa la maggior parte dell’Australia continentale e nella cultura locale occupa uno spazio importante, quasi fondativo. Dire dove si trovi il confine tra bush outback è però questione non semplice, perché dipende da quale punto di vista guardate la questione. Secondo alcuni l’outback ricoprirebbe addirittura il 70% del Paese, facendone decisamente l’ambiente più diffuso sull’isola, ricco di sfumature di paesaggio, ma sicuramente uno degli ambienti più inospitali sulla faccia della Terra. Questa è la storia del primo esploratore che, indipendentemente da dove lasci di nuovo spazio al bush, è riuscito ad attraversarlo tutto da Sud a Nord. Il suo nome è John McDouall Stuart.

Leggi tutto “La conquista dell’outback australiano a opera di John Stuart McDouall “

In direzione ostinata contro i pregiudizi: Gertrude Elion

Negli anni Quaranta una donna in un laboratorio era una rarità, ma Gertrude Elion aveva ben in chiaro quale era la strada che voleva percorrere: trovare un farmaco contro il cancro. I suoi studi le sono valsi il premio Nobel nel 1988

“Mi chiedono spesso se il premio Nobel sia sempre stato l’obiettivo della mia vita e io rispondo che sarebbe stata una follia. Nessuno dovrebbe puntare al premio Nobel, altrimenti se non lo raggiungi significa che la tua vita è stata sprecata. Quello a cui ambivo era far stare meglio le persone, e questa soddisfazione è molto maggiore di quella che ti può dare qualsiasi premio”. Lo diceva Gertrude Elion in età avanzata, quando il riconoscimento dell’Accademia Reale di Stoccolma le era già stato conferito, pensando però alle tantissime persone che erano state meglio (e moltissime continuano a farlo) grazie alle sue scoperte: i malati di leucemia che vengono curati con la mercaptopurina, i trapiantati che prendono l’azatioprina per bloccare il rigetto degli organi, i malati di artrite reumatoide che la usano come parte della terapia. Ma lo studio di nuovi metodi per produrre nuovi medicinali messo a punto dalla Elion, i suoi colleghi al Burroughs Wellcome e da due intere generazioni di chimici, biochimici, farmacologi e biologi che lei ha formato ha prodotto anche l’acicloguanosina (aciclovir) usata per le infezioni da herpes (HSV, che provoca malattie come il fuoco di Sant’Antonio e la varicella), la pirimetamina impiegata contro la malaria e, in casi particolari, la toxoplasmosi. E pensare che quando cercava senza successo un impiego come chimica, all’inizio degli anni Quaranta del Novecento, si sentiva ripetere lo stesso ritornello: “ha le qualifiche giuste, ma non abbiamo mai avuto una donna in laboratorio e questo potrebbe essere una distrazione”. Leggi tutto “In direzione ostinata contro i pregiudizi: Gertrude Elion”

Contadini e genetisti uniti per nutrire il pianeta

Tradizione e scienza unite per creare il grano migliore. Accade in Etiopia, con contadini e scienziati che collaborano per migliorare il grano

Trenta uomini e trenta donne, senza una preparazione scientifica specifica, alcuni anche sacerdoti: sono i membri di due comunità rurali etiopi diventati co-autori di un recente studio scientifico sulla selezione delle varietà di grano duro locale pubblicato su Scientific Reports, il giornale open access del gruppo di Nature. È il riconoscimento dell’importanza delle loro conoscenze tradizionali nel processo di selezione alla ricerca di varietà che siano più capaci di sopportare le conseguenze dei cambiamenti climatici e possano garantire la sicurezza alimentare della regione. Leggi tutto “Contadini e genetisti uniti per nutrire il pianeta”

Esiste un mondo a venire? di Danowski e Viveiros de Castro

L’anno scorso, al trentacinquesimo Congresso Internazionale di Geologia si sono discussi i risultati del Working Group on the Anthropocene: è stato sancito che siamo definitivamente entrati in una nuova era geologica riconoscibile per le tracce stratigrafiche uniche che sta lasciando, la conferma – una delle più importanti – del ruolo che Homo sapiens sta giocando sul pianeta che abita, con conseguenze determinanti sull’idea che abbiamo del futuro. Leggi tutto “Esiste un mondo a venire? di Danowski e Viveiros de Castro”

Cambiamenti climatici: a pagare di più saranno coloro che hanno meno

Kiribati, Micronesia, Isole Salomone, Maldive, Vanuatu, Samoa e Tuvalu da una parte. Giappone, Nuova Zelanda e Irlanda dall’altra. Dimensioni a parte, a dividere questi due gruppi di stati insulari è la loro capacità di adattarsi a un futuro non troppo lontano in cui le conseguenze del cambiamento climatico avranno trasformato profondamente gli scenari ambientali in cui sono collocate

Kiribati, Micronesia, Isole Salomone, Maldive, Vanuatu, Samoa e Tuvalu da una parte. Giappone, Nuova Zelanda e Irlanda dall’altra. Dimensioni a parte, a dividere questi due gruppi di stati insulari è la loro capacità di adattarsi a un futuro non troppo lontano in cui le conseguenze del cambiamento climatico avranno trasformato profondamente gli scenari ambientali in cui sono collocate. I piccoli Paesi dell’Oceania profondamente legati alla pesca pagheranno un prezzo molto più alto rispetto al secondo gruppo, composto da Paesi economicamente più avanzati e quindi più capaci di assorbire i colpi che acque superficiali sempre più calde produrranno sul proprio territorio. Leggi tutto “Cambiamenti climatici: a pagare di più saranno coloro che hanno meno”