Il respiro della Terra, 52 settimane in una mappa

Quando vedere permette di capire meglio. Succede anche con i dati, come mostra questo affascinante lavoro di visualizzazione realizzato da Nadieh Bremer, una data designer francese, che ha condensato in una sola animazione un anno di dati sulla copertura vegetale di tutto il mondo.

Leggi tutto “Il respiro della Terra, 52 settimane in una mappa”

Juve nella leggenda: tutti i numeri della squadra dei record

con Enrico Bergianti

Dopo la terza Coppa Italia consecutiva (record per il calcio italiano) la Juventus ha vinto anche il suo sesto scudetto di fila. Record nel record, perché per il terzo anno la Juve ha replicato il double campionato-coppa nazionale, anche questo un inedito per il pallone in Italia. Tornando ai soli scudetti, nel campionato italiano sei titoli di fila non si erano mai visti prima. Il record era di 5 scudetti di seguito stabilito dalla stessa Juventus (negli anni ’30, dal 1930-31 al 1934-35 con campionati a 18 squadre eccetto quello 34-35, a 16 squadre), dal Grande Torino (dal 1942-43 al 1948-49, striscia interrotta dalla tragedia aerea di Superga del 4 maggio 1949 e comunque ottenuta con alcune variazioni della formula di assegnazione del titolo) e dall’Inter, dal titolo ricevuto a tavolino in seguito a Calciopoli nel 2005-06 a quello del Triplete di Mourinho nel 2009-2010.

Leggi tutto “Juve nella leggenda: tutti i numeri della squadra dei record”

L’Italia migliora nella difesa della comunità Lgtb. Ma non basta

Un salto in avanti molto significativo. È quello fatto dall’Italia nella tutela dei diritti delle persone omosessuali, trans, bisex e intersessuali. Un punteggio che passa da 20 a 27, in una scala percentuale, dell’indice Rainbow, che definisce la graduatoria tra 49 paesi della regione europea

con Elisabetta Tola

Un salto in avanti molto significativo. È quello fatto dall’Italia nella tutela dei diritti delle persone omosessuali, trans, bisex e intersessuali. Un punteggio che passa da 20 a 27, in una scala percentuale, dell’indice Rainbow, che definisce la graduatoria tra 49 paesi della regione europea. Lo stabilisce il rapporto annuale ILGA-Europe, branca europea dell’Associazione internazionale per i diritti delle persone Lesbiche, Gay, Bisessuali, Transgender e Intersex, presentato in occasione della Giornata internazionale contro l’omofobia, transfobia e bifobia (IDAHOT) e in apertura di un forum europeo sul tema che si terrà a Bruxelles dal 19 maggio.

Leggi tutto “L’Italia migliora nella difesa della comunità Lgtb. Ma non basta”

Così il digitale e lo smartphone hanno salvato la televisione

L’hanno data per spacciata perché le nuove generazioni non la guardano più, ma in realtà la televisione è in buona salute. Anzi, nel corso del 2016 gli italiani sembrano aver aumentato la quantità di contenuti televisivi nella propria dieta mediatica

L’hanno data per spacciata perché le nuove generazioni non la guardano più, ma in realtà la televisione è in buona salute. Anzi, nel corso del 2016 gli italiani sembrano aver aumentato la quantità di contenuti televisivi nella propria dieta mediatica. Lo indicano i dati dell’Osservatorio Social TV 2017 realizzato dal Digital Lab dell’Università La Sapienza di Roma in collaborazione con SWG. Una percentuale tra il 67 e il 75% degli oltre 1300 soggetti coinvolti nella ricerca, infatti, ha dichiarato che nel corso dell’anno passato ha aumentato, e in alcuni casi anche di molto, la quantità di TV che consuma ogni giorno. Questo è particolarmente vero per i preadolescenti: uno su due, infatti, ha passato oltre mezz’ora in più al giorno di fronte allo schermo rispetto a quanto facesse nell’anno precedente.

Leggi tutto “Così il digitale e lo smartphone hanno salvato la televisione”

Alle startup europee piacciono i viaggi

In Europa una startup su quattro si occupa di viaggi e turismo, un settore che ha raccolto oltre 586 milioni di dollari solamente nell’ultimo anno. Con prospettive di crescita

Negli ultimi anni, pochi altri settori dell’economia hanno subito una profonda trasformazione come quello dei viaggi. Prima dell’era di Internet l’intermediazione delle agenzie era fondamentale non solo per prenotare i biglietti aerei, ma anche per acquistare i servizi a cui si era interessati. Oggi viaggiamo di più e online troviamo una miriade di siti che ci facilitano la prenotazione di viaggi e vacanze.

Secondo la Direzione Generale UE sul Turismo, il settore nel 2014 valeva il 3,3% del PIL europeo, ma raggiungeva il 9% considerando l’indotto. In Italia il settore turistico vale all’incirca il 10% del PIL. In termini di impiego, sempre considerando anche l’indotto, si parla del 10% della forza lavoro.

Non deve quindi stupire che poco più di una startup europea su quattro provenga dal settore dei viaggi, come racconta il report di Skift.com sullo stato del settore viaggi in Europa.

In termini di numero di startup create e finanziate, a dominare è il Regno Unito con quasi un centinaio di realtà. Ma il settore genera nuove idee di impresa un po’ in tutto il continente, Ucraina e Grecia comprese.

Prendendo in considerazione anche il primo quadrimestre del 2015, negli ultimi sedici mesi le startup europee del settore viaggi hanno raccolto quasi 600 milioni di dollari in finanziamenti, sebbene con un andamento disomogeneo.

Le aziende finanziate sono diverse tra loro per quanto riguarda il core business. Si va dalla vendita di biglietti dei treni online (Trainline, GoEuro) al carpooling di BlaBlaCar e all’app per la mobilità urbana (Hailo), dal motore di ricerca per biglietti aerei (Momondo) a quello per le case-vacanza e i pernotti (Wimdu, HouseTrip, Sykes Cottages) o le escursioni/visite guidate (GetYourGuide). Non manca il settore delle crociere (Dreamline by NetVacation), che secondo gli esperti di Skift è uno di quelli a maggior possibilità di crescita nei prossimi anni, forte anche di investimenti importanti: 3 miliardi di dollari attesi nel solo 2015.

Ad aprile il World Travel and Tourism Council, un’organizzazione che si occupa di studiare l’andamento del settore a livello mondiale, ha pronosticato un investimento di 2.100 miliardi di Euro nel decennio 2015 – 2025, pari al 5% di tutto l’investimento economico dell’Europa nello stesso periodo. Investimenti che significano anche oltre 33 milioni di nuovi posti di lavoro (sempre 2015 – 2025): chissà che una fetta non arrivi dal settore delle startup.

[da Wired.it]

Wired fa luce sulla roulette russa della sanità italiana

Il nostro sistema sanitario è uno dei migliori del mondo ma se capiti nell’ospedale sbagliato le tue chance di morire possono essere anche cinque volte più alte della media nazionale per il medesimo intervento. In arrivo online l’applicazione di Wired per navigare tutti i dati

[Da Wired.it]

La sanità italiana è tra le migliori del mondo, seconda solamente a quella francese secondo l’Organizzazione mondiale della sanità. Ma questo dice poco della situazione reale, perché ogni paziente si cura in un preciso ospedale e, tra una struttura e l’altra, le statistiche di mortalità possono essere diversissime. I dati raccolti dall’Agenas, l’agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali attraverso il suo Programma nazionale esiti (Pne), mostrano una sanità italiana a macchia di leopardo, in cui a strutture di eccellenza se ne affiancano altre dove la mortalità supera anche di cinque volte la media nazionale. E in una situazione di prolungata crisi economica come quella attuale, conoscere il risultato della spesa sanitaria è il primo passo per capire dove intervenire.

Wired ha perciò acquisito questi dati, mai rilasciati ai cittadini, e ne ha ricavato un’applicazione web e mobile che sarà presentata al prossimo Wired Next Fest.

«L’analisi dei dati», ha spiegato Francesco Bevere, direttore di Agenas, a margine della presentazione dell’ultimo rapporto sul Pne, «ci può consentire di programmare e riorganizzare il sistema e, quindi, l’allocazione delle risorse».

Tra i 131 diversi indicatori utilizzati nel Pne, nei due grafici in questo articolo abbiamo scelto di mostrare l’andamento tra il 2008 e il 2013 della mortalità collegata ad alcuni dei principali interventi a livello nazionale come l’intervento per l’infarto acuto, lo scompenso cardiaco, l’ictus ischemico, la broncopneumopatologia cronica ostruttiva (BPCO), la frattura del femore. Alcuni di questi rientrano tra i grandi killer, in termini di numeri assoluti, individuati dalle statistiche dell’OMS.

Così abbiamo individuato le migliori e le peggiori strutture d’Italia per le singole patologie e le abbiamo indicate sul numero di maggio del magazine. Emerge che per alcuni indicatori gli ospedali del Nord sono tra i migliori, ma emergono anche eccellenze nel Sud e pecore nere in Lombardia, Veneto, Piemonte. L’inchiesta #Doveticuri di Wired sarà l’occasione per approfondire le storie dietro a queste situazioni.

Il ministro Beatrice Lorenzin e il direttore scientifico del Pne, Marina Davoli, invitano a non fare classifiche: «Non tutti fanno le stesse cose e nessun ospedale va male in tutto o bene in tutto». Allo stesso tempo, questi dati sono l’unico strumento, anche se imperfetto, per valutare la gestione delle aziende sanitarie rispetto alla mortalità media nazionale.

Il ministero non ha mai reso questi dati davvero accessibili ai cittadini (“su sito web dedicato accessibile, attraverso l’autenticazione con credenziali, a tutte le Istituzioni e i soggetti accreditati del SSN“) argomentando che il rischio è «provocare allarme», come nel caso delle ipotetiche classifiche. Ma qui a Wired, riteniamo che la trasparenza su quanto si muore negli ospedali italiani sia di interesse pubblico come contribuenti, ma anche e soprattutto come possibili pazienti.

La finanza della Champions: il Davide-Juve contro i Golia spagnoli e la delusione inglese

[Da Espresso.repubblica.it]

Quasi fine stagione calcistica e tempo di fasi finali di Champions League, con l’Italia che grazie alla Juventus torna a giocarsi la finale della maggiore competizione europea. Ma tralasciando per un attimo i valori tecnici e trattando le squadre come delle aziende quotate in borsa, come sono andate le cose?

Partiamo da un’analisi della rivista americana Forbes che ha stilato la Top 10 mondiale dei club di calcio in termini di valore delle squadre. Non si sta quindi parlando di entrate o spese in stipendi, ma del valore complessivo di ogni singolo club. Delle quattro semifinalisti di Champions League di quest’anno, tre occupano le prime posizioni, mentre la Juventus si accomoda al nono posto con i suoi 837 milioni di euro, davanti all’unica altra italiana, il Milan.

L’adagio degli ultimi anni vuole che per vincere, soprattutto in Europa, servano tanti soldi. E a giudicare dalla classifica, la relazione appare confermata. Per questo motivo, il cammino della Juventus 2014/15 sembra ancora più importante. Qui sotto abbiamo ricostruito gli scontri in semifinale e la finale in termini di valori economici a confronto. La Juventus vale circa il 25% del Real Madrid che ha eliminato e il 25% circa del Barcellona che affronterà in finale. È proprio il caso di parlare di Davide contro Golia.

Se facciamo un ragionamento sul sistema-paese per i top club, le distanze tra Premier, Liga, Bundesliga e Serie A appiano chiaramente. Il solo Bayern di Monaco vale più della somma del valore di Juventus e Milan. Complessivamente i due top club italiani della classifica di Forbes valgono un quinto delle squadre inglesi (che però sono 5) e un quarto delle due spagnole.

In questo particolare mercato, le due sorprese sono la già menzionata impresa juventina e la generale delusione dell’Inghilterra, che a fronte di un valore complessivamente più alto non ha prodotto nemmeno una semifinalista, anzi nemmeno una squadra inglese è arrivata ai quarti. L’andamento deludente è confermato anche dal ranking UEFA dell’ultimo grafico (che tiene in considerazione anche l’Europa League), in cui la parabola discendente dell’Inghilterra e quella ascendente dell’Italia fanno da contraltare all’andamento altalenante di Spagna (che comunque è rimasta sempre prima o seconda nelle ultime stagioni) e Germania.