Piccolo esercizio di datajournalism sui Nobel 2017

Alle 16:55 del 5 ottobre, i laureati Nobel dell’anno 2017 sono stati complessivamente 10, tra Medicina, Fisica, Chimica e Letteratura. Questi i risultati suddivisi per genere:

Uomini: 10

Donne: 0

 

Steve Reich: Music for Pieces of Wood (1973)

Dmitrij Šostakovič: Suite per orchestra di varietà (1956) – trascrizione per trio con pianoforte e percussioni di Oriol Cruixent

Dmitrij Šostakovič: Sinfonia n. 15 in la maggiore op. 141 – trascrizione per trio con pianoforte e percussioni di Vitkor Derevianko

András Schiff e la Chamber Orchestra of Europe a Bologna Festival 2017

Johann Sebastian Bach: Ricercar a 3 voci, Ricercar a 6 voci dall’Offerta Musicale BWV 1079

Béla Bartók: Musica per archi, percussioni e celesta

Johannes Brahms: Concerto n. 2 in si bemolle maggiore op. 83 per pianoforte e orchestra

Uno dei concerti più belli degli ultimi anni. A fare la differenza almeno due elementi che hanno caratterizzato la serata. In primo luogo una Chamber Orchestra of Europe in una forma smagliante, che esegue come se fosse un unico strumento: affiatati, bravissimi. Emozionante il brano di Bartók, perché dentro ci hanno trovato una grande divertimento, un’espressione di libertà d’espressione che è esplosa in una delle mezz’ore più belle degli ultimi anni.

Secondo elemento, la vitalità di Schiff, che praticamente non ha bisogno di dirigere un’orchestra che è in simbiosi, ma che ci mette un’energia e una partecipazione che fanno capire che si sta divertendo un mondo. Ha avuto anche il pregio di far scorrere come una ventata di aria fresca il Concerto di Brahms. Forse non impeccabile, ma una scorrevolezza, una misura…

Radu Lupu a MusicaInsieme 2017

Franz Joseph HaydnAndante con due variazioni e coda in fa minore-maggiore Hob. XVII: 6 (1793)

Robert Schumann: Fantasia in do maggiore op. 17 (1836-38)

Pëtr Il’ič ČajkovskijLe stagioni, 12 pezzi caratteristici su epigrafi liriche di vari autori op. 37b (1876)

In lettura – settembre 2015

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Pensieri atomici | La vita perfetta di William Sidis

sidisChe storia triste! Ieri sera l’ho finito di leggere e mi ha pervaso un senso di tristezza profondo. Però in qualche modo dolce, caldo.

William Sidis sembra uno di quegli spiriti inadatti a vivere in questo mondo: troppo idealista, troppo incapace di capire le sfumature dei comportamenti umani. La storia si svolge su diversi piani temporali paralleli che alla fine si stringono attorno al protagonista, la cui vita perfetta (lo si dichiara già in esergo) è quella da vivere solo.

La parte più interessante è quella sull’esperimento pedagogico didattico che i genitori fecero su William: a 11 anni entra ad Harvard e a 16 anni, laureato, è invitato a tenere un corso di geometria. Sicuramente era un ragazzo molto dotato (secondo Wikipedia, si è un po’ esagerato sul suo QI), sicuramente i suoi genitori hanno (volutamente o meno) esercitato una pressione enorme su di lui. Rimane che tutto ciò non pare averlo davvero felice.