Kele Okereke – Fatherland

Delusione per il disco dedicato alla paternità del Bloc Party: tanta grandeur che si traduce in presunzione

Cosa succede quando la grandeur artistica incontra una melassa di sentimenti paterni e li declina in folk-soul? Succede che arriva un disco mediocre come Fatherland, il terzo album solo del singer dei Bloc Party, che vuole dirci qualcosa di profondo e straordinario sui buoni sentimenti, ma si abbandona senza indugi a una pletora di cliché. Dopo le incursioni nell’EDM di Trick del 2014, culmine di un continuo tentativo di riuscire a dire qualcosa di rilevante (leggasi dell’inconsistenza autoriale di The Boxer e dell’EP The Hunter) sempre alla caccia dello zeitgeist, ma senza riuscire a prenderlo mai, Kele Okerere diventa padre di Savannah e tutto si fa zuccherino, intimistico pensiero e sussurri dell’animo. I punti di riferimento sono quelli del genere, da Joni Mitchell Elliott Smith, ma con qualche incursione nel cabaret, come accade in Caspers (che sembra uno scarto di una cover band dei Divine Comedy di questi anni), e nel soft rock, come avviene in una Do U Right (che va bene giusto come colonna sonora di un rifacimento – brutto – di Blues Brothers).

La mania di grandezza si manifesta fin dal principio, con una Overture che allude al teatro cantato ma si posa su una mediocre melodia per fiati e prosegue con un continuo arrangiamento orchestrale, come di chi crede che le proprie composizioni siano già pronte per lo scaffale dei classici. La responsabilità di Kele Okerere, quindi, è duplice. Già ci poteva risparmiare il racconto dei propri sentimenti paterni, ma almeno poteva avere l’umiltà di non provare a farci credere che fossero superiori a quelli di tutti noi. Infine, Okerere mostra inaspettati limiti interpretativi a livello vocale: prendete Versions of Us, uno dei brani che avrebbero dovuto spiccare all’interno del lotto. La sua performance, melodicamente freddina (laddove ci sarebbe stato bisogno di calore) viene spazzata via da quella di Corinne Bailey Rae, ospite del brano. Il che rende perfettamente la cifra del disco.

Originariamente: Kele Okereke – Fatherland | Recensione | SENTIREASCOLTARE

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