Torres – Three Futures

Mackenzie Scott è diventata definitivamente una cittadina di Brooklyn. Cita l’Hudson nelle sue canzoni, si è fatta i capelli di un biondo accecante, ha lasciato il look dimesso dell’esordio per una svolta piuttosto Girls e ha messo in saccoccia un po’ di buone letture (Ta-Nehisi Coats su tutti) che sfoggia con nonchalance. Per il terzo album, la ragazza nativa di Nashville torna sul luogo del delitto già praticato nella seconda discreta prova Sprinter: un miscuglio di angst post adolescenziale impreziosita dai riferimenti alla divinità PJ Harvey e alla quasi coetanea Anna Calvi. Frugalità ruvide, pulsazioni rock rese cerebralmente efficaci, lirismo cinematico al servizio di una personalità comunque articolata e complessa.

La strumentazione, se fatti i paragoni con l’ancora più scarno esordio omonimo del 2013, è rock in tutti i sensi, ma qui arricchita di stratificazioni elettroniche che rendono più vario l’amplesso di ballad, canzoni più o meno struggenti ed esistenziali che compongono il lotto. Rispetto a due anni fa, ci pare che la maturazione sia sensibile, seppure vada registrato che il potenziale per il successo che ci si aspettava esplodesse rimane ancora parzialmente trattenuto. Manca, cioè, quel guizzo definitivo che possa coniugare definitivamente l’attitudine indie che pervade tutta la produzione della Scott con canzoni rifinite fino in fondo. Si ha come la sensazione che Torres sia una creatura più bulimica di quel che appaia sulla carta: tante sono le curiosità, le pulsioni, le attrazioni che accumula, ma come sempre alla ricerca della prossima e per questo destinata a partorire sempre diamanti un po’ grezzi.

Prediamo il dittico finale, con una Concrete Ganesha che mostra aperture post-rock che potevano forse indicare una strada che invece viene quasi bruscamente interrotta. Oppure la lunga To Be Given a Body che chiude l’album: 8 minuti costruiti attorno a un psichedelismo soffuso sporcato di elettronica povera che però sembrano un po’ tirati via sul fronte timbrico. Ciononostante, la Nostra non è mai banale, intriga anche senza sedurre veramente, e per questo va seguita e ascoltata sempre e comunque.

[da SentireAscoltare.com]