In direzione ostinata contro i pregiudizi: Gertrude Elion

Negli anni Quaranta una donna in un laboratorio era una rarità, ma Gertrude Elion aveva ben in chiaro quale era la strada che voleva percorrere: trovare un farmaco contro il cancro. I suoi studi le sono valsi il premio Nobel nel 1988

“Mi chiedono spesso se il premio Nobel sia sempre stato l’obiettivo della mia vita e io rispondo che sarebbe stata una follia. Nessuno dovrebbe puntare al premio Nobel, altrimenti se non lo raggiungi significa che la tua vita è stata sprecata. Quello a cui ambivo era far stare meglio le persone, e questa soddisfazione è molto maggiore di quella che ti può dare qualsiasi premio”. Lo diceva Gertrude Elion in età avanzata, quando il riconoscimento dell’Accademia Reale di Stoccolma le era già stato conferito, pensando però alle tantissime persone che erano state meglio (e moltissime continuano a farlo) grazie alle sue scoperte: i malati di leucemia che vengono curati con la mercaptopurina, i trapiantati che prendono l’azatioprina per bloccare il rigetto degli organi, i malati di artrite reumatoide che la usano come parte della terapia. Ma lo studio di nuovi metodi per produrre nuovi medicinali messo a punto dalla Elion, i suoi colleghi al Burroughs Wellcome e da due intere generazioni di chimici, biochimici, farmacologi e biologi che lei ha formato ha prodotto anche l’acicloguanosina (aciclovir) usata per le infezioni da herpes (HSV, che provoca malattie come il fuoco di Sant’Antonio e la varicella), la pirimetamina impiegata contro la malaria e, in casi particolari, la toxoplasmosi. E pensare che quando cercava senza successo un impiego come chimica, all’inizio degli anni Quaranta del Novecento, si sentiva ripetere lo stesso ritornello: “ha le qualifiche giuste, ma non abbiamo mai avuto una donna in laboratorio e questo potrebbe essere una distrazione”.

Gertrude Elion e George Hitchings in laboratorio negli anni Quaranta

La guerra apre qualche opportunità

A cambiare la situazione ci pensa la Seconda Guerra mondiale, con gli uomini americani impiegati al fronte e una penuria di personale in molte aziende. Gertrude Elion, newyorkese classe 1918 e figlia di immigrati ebrei russi, trova quindi lavoro come controllore di qualità in un’industria alimentare (si occupa di misurare l’acidità dei sottaceti e il colore della maionese) e poi alla Johnsons & Johnsons. Non si tratta ancora del settore a cui dedica tutta la vita, ma quell’esperienza figlia della condizione bellica le permette di entrare in contatto con la cultura e l’ambiente lavorativo del laboratorio. La mossa decisiva è il passaggio al Burroughs Wellcome (parte del futuro gruppo farmaceutico GlaxoSmithKline), dove viene assunta come assistente da George Hitchings, che nel 1988 condividerà con lei (e l’inglese James Blake) il premio Nobel per la fisiologia o la medicina “per le scoperte di importanti principi per il trattamento farmacologico”.

Spulciando tra gli aneddoti che la riguardano, uno ritorna costantemente e individua nella morte per cancro dell’amato nonno materno, avvenuta quando Gertrude ha 15 anni, l’episodio decisivo per le sue scelte future: la presa di coscienza che vuole dedicare tutta la vita a trovare una cura per la malattia. Ma è una strada tutt’altro che tracciata e facilmente decifrabile in uno scenario in cui le ricerche in questo settore sono ancora pionieristiche. La stessa Elion non ha le idee chiare e in più di un’occasione ha raccontato che quando ha conosciuto Hitchings, questi “parlava di purine e pirimidine, che devo confessare non avevo mai sentito nominare prima, e stava per dare l’attacco a una grande varietà di malattie interferendo con la sintesi del DNA. Tutto ciò suonava davvero eccitante”. Nonostante non si avessero ancora le idee chiare, era evidente che attorno al DNA sarebbero avvenute le scoperte più eccitanti per individuare una potenziale cura e Gertrude Elion vuole essere nel posto giusto per partecipare.

Leggi tutto su Aula di Scienze Zanichelli

Rispondi