Contadini e genetisti uniti per nutrire il pianeta

Tradizione e scienza unite per creare il grano migliore. Accade in Etiopia, con contadini e scienziati che collaborano per migliorare il grano

Trenta uomini e trenta donne, senza una preparazione scientifica specifica, alcuni anche sacerdoti: sono i membri di due comunità rurali etiopi diventati co-autori di un recente studio scientifico sulla selezione delle varietà di grano duro locale pubblicato su Scientific Reports, il giornale open access del gruppo di Nature. È il riconoscimento dell’importanza delle loro conoscenze tradizionali nel processo di selezione alla ricerca di varietà che siano più capaci di sopportare le conseguenze dei cambiamenti climatici e possano garantire la sicurezza alimentare della regione.

“Non mi risulta che sia mai successo per un paper scientifico, magari è successo in alcuni studi più di tipo antropologico, ma non in riviste di questo tipo. Di solito i contadini vengono messi nei ringraziamenti, ma non vengono indicati come autore”. Lo sottolinea Carlo Fadda, uno degli ideatori della ricerca e direttore dell’ufficio di Addis Abeba di Bioversity International, un’organizzazione internazionale affiliata a CGIAR che si occupa principalmente di studiare e promuovere l’agrobiodiversità in ottica di sicurezza e sovranità alimentare. Fadda e Bioversity lavorano da anni con le comunità rurali etiopi all’interno di un’iniziativa chiamata Seeds for Needs che si propone proprio di integrare le conoscenze accademiche con quelle tradizionali in campo agricolo.

I sessanta “autori” dei distretti di Hagreselam e Meket che hanno partecipato allo studio sono piccoli agricoltori, che spesso praticano un’agricoltura di sussistenza e non comperano le sementi moderne presenti sul mercato, ma utilizzano le varietà locali e tradizionali che si scambiano tra loro. Non si tratta solamente di una questione economica – per evitare il costo delle sementi industriali – ma una scelta dettata dal fatto che i terreni che coltivano sono profondamente diversi da quelli dell’agroindustria. Sono appezzamenti spesso in cosiddette zone marginali, dove le sementi commerciali non rendono bene e dove invece varietà tradizionali, adattate alle condizioni locali in anni di selezioni garantiscono raccolti più soddisfacenti. “Solitamente il miglioramento genetico si occupa di aumentare la resa, mentre i contadini, che pure la apprezzano, hanno bisogno di grano che sia adatto alle condizioni locali. Quindi, per esempio, considerano molto importante la precocità, perché permette di ridurre il rischio legato a una siccità tardiva”, spiega Matteo Dell’Acqua, ricercatore in genetica che lavora all’Istituto di Scienze della Vita della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa con Mario Enrico Pè, uno degli altri ideatori dello studio.
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