Guglielmo Marconi e l’invenzione della radio

Nel luglio del 1937 moriva l’inventore del radiotelegrafo senza fili, un italiano praticamente autodidatta che ha cambiato per sempre il mondo delle comunicazioni

Nel 1898 la più importante gara nautica d’Irlanda, la Kingstown regatta, si è svolta tra il 20 e il 22 luglio, con gli equipaggi avversari che si sono dati battaglia a partire dal porto di Dún Laoghaire (nota anche come Kingstown) nella baia di Dublino. In queste occasioni l’attesa per il rientro a terra dei giornalisti è alle stelle, soprattutto fino a quando le imbarcazioni non sono visibili con chiarezza dai moli: tutti vogliono sapere quale barca è in vantaggio e quali sono state le manovre azzeccate dagli equipaggi. Ma questa gara di fine Ottocento non è stata una gara come le altre: continui aggiornamenti arrivano da un rimorchiatore dove Guglielmo Marconi ha montato un telegrafo senza fili che trasmette costantemente verso la terraferma, comunicando con le redazioni del Daily Express e dell’Evening Mail, due quotidiani di Dublino. Nell’arco dei tre giorni di gara, lo stesso Marconi fa giungere a terra oltre 700 messaggi in codice morse da una distanza compresa tra i 16 e i 40 kilometri dalla costa: è la prima cronaca sportiva in diretta della storia.

La cronaca in diretta della Kingstown regatta è una pagina rivoluzionaria della storia del giornalismo e ha un’eco mediatica enorme perché mostra a un pubblico molto vasto le potenzialità del sistema di trasmissione di onde radio che l’inventore e fisico italiano sta mettendo a punto in quegli anni. Marconi ha appena ventiquattro anni, ma idee piuttosto chiare sugli obiettivi che vuole raggiungere e sa benissimo che l’appoggio della stampa potrebbe rivelarsi fondamentale. Ha ragione, poiché l’impresa irlandese gli fa guadagnare una convocazione della corona britannica. Da lì il passo è breve per un contratto tra la giovane azienda dell’italiano e il Lloyd’s: il sistema telegrafico senza fili viene montato su tutte la navi della compagnia e su ogni faro al prezzo di 20 sterline a impianto. Non è ancora la consacrazione definitiva della sua invenzione, e i problemi tecnici da risolvere sono ancora molti, ma il vento della storia comincia decisamente a soffiare sui segnali invisibili lanciati dalle macchine di Marconi.

Chi è Gugliemo Marconi?

Il padre è Giovanni Marconi, un gentiluomo bolognese che ha diverse proprietà nella zona di Pontecchio, sui primi colli appenninici alle spalle della città. In seconde nozze sposa l’irlandese Annie Jameson, nipote del fondatore della distilleria di whiskey che ancora oggi porta il suo nome. Guglielmo nasce in pieno centro a Bologna il 25 aprile del 1874 e porterà per sempre con sé questa doppia radice familiare di italiano e di anglicano irlandese. Fin da bambino, nella cosiddetta stanza dei bachi (dove venivano allevati i bachi da seta) Guglielmo sperimenta con cavi elettrici e bobine, affascinato dai fenomeni elettrici, ma soprattutto attratto dall’idea di poter trasmettere a distanza i segnali sfruttando le onde hertziane scoperte da poco.

Appena ventenne realizza un rilevatore di fulmini composto da una pila, un coesore (un cilindro di vetro con all’interno limatura di nickel e argento posta fra due tappi d’argento che avrà un ruolo fondamentale nella costruzione del telegrafo wireless) e un campanello elettrico, che suona per segnalare i fulmini. La storia prosegue con Guglielmo che continua a fare esperimenti, ipotizzando di sostituire al fulmine un segnale prodotto da lui stesso, fino a riuscire a far suonare un campanello posto a una certa distanza all’interno della stessa stanza con un impulso inviato con un tasto telegrafico.

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