Salvador Luria e la resistenza dei batteri come frutto di mutazioni

Ha contribuito a farci capire che alla base dell’ereditarietà c’è il DNA, ha scoperto gli enzimi di restrizione, è scappato due volte dal nazifascismo e ha sostenuto per tutta la vita il pacifismo. Storia di uno dei padri della biologia molecolare

Gli scienziati hanno, come chiunque altro, le loro opinioni e preferenze, nel lavoro così come nella vita. Tali preferenze non devono influire sull’interpretazione dei dati, ma hanno una decisa importanza nella scelta del modo di accostarsi a un problema. Uno scienziato che non fosse stato così favorevole all’ipotesi delle mutazioni probabilmente non avrebbe neppure pensato al metodo di verifica che alla fine escogitai. (Salvador E. Luria, Storia di geni e di me, p. 88)

Nel dicembre del 1969, quando si trova a Stoccolma per ritirare il premio Nobel per la Medicina, un giornalista gli chiede in che esatto momento sia diventato uno scienziato. «Quando mi sono trasferito da Torino a Roma nel 1937. Quella notte in treno». Così risponde Salvador Luria, aggiungendo che sono il sentimento dell’avventura e la curiosità per l’ignoto – sensazioni che provava nella cuccetta di terza classe («e gli avventurieri viaggiano in prima o in terza») – ad averlo spinto in tutte le imprese della sua vita. E l’avventura di cui quel viaggio in treno era solo il primo passo era davvero terra incognita per la biologia dell’epoca. Salvador Luria aveva lasciato il suo maestro di istologia Giuseppe Levi (lo stesso di Renato Dulbecco e Rita Levi Montalcini, entrambi premi Nobel) per apprendere quel poco di fisica che, dal suo punto di vista, sarebbe stata necessaria per esplorare nuovi territori della biologia. All’epoca, questo significava genetica, ereditarietà e gli albori della biologia molecolare. Con quegli elementi di fisica appresi a Roma, all’Istituto dove lavoravano i Ragazzi di Via Panisperna, Salvador Luria dimostra, assieme al collega Max Delbrück, che la resistenza dei batteri alle infezioni dei fagi si sviluppa grazie a mutazioni genetiche, mettendo così a disposizione dei ricercatori di tutto il mondo una perfetta piattaforma per lo studio della genetica, motivo per il quale vince il Nobel.

Chi è Salvador Luria?

Il 13 agosto 1912, da una famiglia ebrea sefardita di Torino nasce Salvatore Luria. Il cambiamento in Salvador E. Luria arriva solamente dopo il 1940, quando è costretto a lasciare Parigi per l’invasione nazista e fa domanda per la cittadinanza americana, rendendo più semplice da pronunciare per gli americani il nome, e diventando così ‘Salvador Edward’. Nel 1935 si laurea in Medicina nel capoluogo piemontese, ma capisce presto che la sua strada non sarà quella del medico: vuole fare ricerca. Si dedica quindi allo studio della radiologia, allora una branca ancora giovane della medicina, nella speranza di poter combinare i propri interessi in biologia e fisica. Nel 1937 si trasferisce a Roma, all’Istituto di Fisica, dove Ugo Fano, che diventerà suo amico, gli spiega la fisica delle radiazioni. Sempre a Roma viene a conoscenza dell’ipotesi di Max Delbrück, secondo cui i geni sarebbero delle molecole, che apre la porta alla biofisica.

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