Lindau Nobel Laureate Meeting /1

Il porto di Lindau sul lago di Costanza

Qui i confini cambiano spesso, nonostante tutti parlino la stessa lingua. Se da questo fazzoletto di terra attaccato alla riva da due ponti che gli fanno da lacciuoli si prende un ferry, pochi minuti e si arriva in Austria. La maggior parte delle montagne che si vedono guardando verso sud dal porto, invece, sono in Svizzera. Eppure Lindau e’ tornata ad essere bavarese solo nel 1955, dopo essere stata francese per qualche tempo (poco) e dopo che tra cadute del Sacro Romano Impero e riassetti della Confederazione Elvetica ha cambiato spesso bandiera. Qui, dagli anni Cinquanta si incontrano una volta l’anno i premi Nobel della scienza e per la 63a edizione di questi incontri di Lindau, il pallino della discussione e’ toccato alla chimica.

I monti svizzeri sulla sponda opposta del lago visti dal faro (l’unico di tutta la Bavaria)

Per i giovani ricercatori che ancora stanno cercando di affermarsi, i Lindau Meetings sono un’occasione piu’ unica che rara per poter assistere alle lezioni dei vincitori del Nobel e, soprattutto, di poter rivolgere loro alcune domande nelle sessioni pomeridiane di discussione riservate proprio a questo scopo. I fortunati 625 prescelti di quest’anno hanno a loro disposizione 35 premi Nobel. Un posto come questo, da cartolina, con il treno che arriva fin sull’isola e i curati giardini che si affacciano sulle rive, sembra quasi irreale, un bolla di aria fresca nel caos della contemporaneita’. Non ho visto nemmeno un locale attrezzato per la finale di Confederation Cup di ieri sera (ma i tedeschi non hanno partecipato) e per cinque giorni le viuzze dell’isola saranno invase dai giovani con le loro borse rosse (omaggio dell’organizzazione) che tra un apfelstrudel e una birra in un imbiss parlano di meccanica quantistica, di G-protein, catalisi, recettori, ricerca di nuovi medicinali piu’ efficaci.

Tramonto sulla riva ovest dell’isola di Lindau

Noi giornalisti sembriamo l’elemento fuori contesto. Impressione confermata anche dalla precisa funzionalita’ del press office. Riguardo le email che mi ha mandato nei mesi scorsi. L’hotel e’ stato prenotato tre mesi fa e oltre il 30 aprile non era piu’ possibile modificarlo. I nomi dei Nobel che volevo intervistare ho dovuto comunicarli quattro settimane fa, salvo poi scoprire che solo due di queste sono state calendarizzate (“Alcuni Nobel selezionano attentamente i propri contatti con la stampa”) e che per cercare di organizzare qualcosa all’ultimo momento e’ praticamente impossibile. Chiedo cosa succede se incontro la bar Serge Haroche o Steven Chu: posso intervistarli li’ per li’? “Assolutamente no, proprio no. Le cose qui a Lindau non vanno in questo modo”. Progressivamente capisci che l’ufficio stampa non e’ un tuo alleato, ma tiene piu’ in considerazione il “non disturbare il professor tal dei tali” e il suo rapporto, eventualmente, con i giovani ricercatori.

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Le borse rosse del meeting (via Flickr del Nobel Laureate Meeting)

Che si tratti di un cosa per loro e non per gli altri, da cui ti permettono gentilmente di guardare dal buco della serratura e’ evidente. Durante la settimana ci sono molte sessioni chiuse, a cui non e’ consentito l’accesso alla stampa e al pubblico generale. Una serie di eventi sono esclusivi e organizzati da questo o quel governo che finanzia l’iniziativa. Sembra di non essere nel XXI secolo, ma nel XIX, quando Lindau era importante per il traffico navale sul lago e grazie al treno metteva in comunicazione Monaco e la Bavaria con le valli piu’ meridionali tra cantoni svizzeri e le montagne italiane. Il punto e’ che nel 2013, con lo streaming integrale delle lecture e un’attivita’ sui social network piuttosto vivace, o mi fai incontrare di persona i Nobel, oppure il mio viaggio di giornalista diventa piuttosto inutile. Oltre al fatto che a dispetto dell’efficienza teutonica, il wifi non funziona piu’ da stamattina…

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