La scienza e i dati sulla migrazione

Uno speciale di Nature racconta le difficoltà di misurare in modo preciso i flussi migratori

La preoccupazione crescente dell’«invasione» di rifugiati e migranti, raccontano i commentatori politici, ha aiutato l’elezione di Donald Trump (vedi l’articolo Un marziano alla Casa Bianca di Francesco Tuccari su Aula di Lettere) e ha avuto un peso nel voto sulla Brexit. Ma i dati mostrano una realtà diversa rispetto a questa narrazione. Lo dice uno speciale interamente dedicato al rapporto tra scienza e migrazione pubblicato dalla rivista Nature e disponibile online in forma completamente gratuita.

Non siamo di fronte al picco storico

«Il supposto aumento della migrazione e dello spostamento forzato di persone ci dice di più del panico morale sulla migrazione rispetto a quanto ci dicano sulla realtà». La dichiarazione di Nando Sigona, scienziato sociale dell’Università di Birmingham (Regno Unito), è riportata da Declan Butler nel suo articolo dal titolo Che cosa ci dicono di dati sui rifugiati. Per esempio, gli stessi esperti dell’Alto Commissariato per i Rifugiati delle Nazioni Unite (UNHCR) dichiarano che attualmente stiamo assistendo al più grosso fenomeno di migrazione mai registrato. Ma i dati riportati su Nature mostrano qualcosa di leggermente diverso, almeno prendendo in considerazione solamente i rifugiati:

Il numero dei rifugiati è cresciuto negli ultimi anni fino a raggiungere livelli simili a quelli visti all’inizio degli anni Novanta. I dati mostrati sono quelli forniti dall’UNHCR e non tengono in considerazione i palestinesi, che vengono contati da un’altra agenzia delle Nazioni Unite (Immagine: Nature)

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Fantascienza e ruoli femminili: 10 donne veramente toste

In nessun altro genere come la fantascienza si è dato spazio a donne come icone positive e modelli da seguire

L’attuale stagione cinematografica e televisiva ha riservato alle donne ruoli da protagoniste nei film e nelle serie di fantascienza. Abbiamo conosciuto la linguista Louise Banks in The Arrival, sulle cui spalle finisce per pesare il destino dei rapporti tra umani e eptapodi, la Juliana Crain che combatte i nazisti nell’adattamento di The Man in the High Castle di Philip Dick, ma anche le ultime due uscite legate all’universo di Star Wars hanno protagoniste due donne forti: Jyn Erso (The Rogue One) Rey (Il risveglio della forza). Insomma, la fantascienza più che altri generi di intrattenimento mostra che le donne non devono essere solamente principesse da salvare. Che sia perché nella totale finzione di mondi lontanissimi e iperfuturistici è possibile dare alle donne più ruoli attivi e da protagoniste di quanti non ne ricoprano nella nostra società? La domanda rimane aperta e la approfondiamo con 10 donne toste che sono appaiono in film e serie tv, consapevoli che non è sicuramente una lista esaustiva: quali sono i vostri personaggi femminili preferiti?

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Salvador Luria e la resistenza dei batteri come frutto di mutazioni

Ha contribuito a farci capire che alla base dell’ereditarietà c’è il DNA, ha scoperto gli enzimi di restrizione, è scappato due volte dal nazifascismo e ha sostenuto per tutta la vita il pacifismo. Storia di uno dei padri della biologia molecolare

Gli scienziati hanno, come chiunque altro, le loro opinioni e preferenze, nel lavoro così come nella vita. Tali preferenze non devono influire sull’interpretazione dei dati, ma hanno una decisa importanza nella scelta del modo di accostarsi a un problema. Uno scienziato che non fosse stato così favorevole all’ipotesi delle mutazioni probabilmente non avrebbe neppure pensato al metodo di verifica che alla fine escogitai. (Salvador E. Luria, Storia di geni e di me, p. 88)

Nel dicembre del 1969, quando si trova a Stoccolma per ritirare il premio Nobel per la Medicina, un giornalista gli chiede in che esatto momento sia diventato uno scienziato. «Quando mi sono trasferito da Torino a Roma nel 1937. Quella notte in treno». Così risponde Salvador Luria, aggiungendo che sono il sentimento dell’avventura e la curiosità per l’ignoto – sensazioni che provava nella cuccetta di terza classe («e gli avventurieri viaggiano in prima o in terza») – ad averlo spinto in tutte le imprese della sua vita. E l’avventura di cui quel viaggio in treno era solo il primo passo era davvero terra incognita per la biologia dell’epoca. Salvador Luria aveva lasciato il suo maestro di istologia Giuseppe Levi (lo stesso di Renato Dulbecco e Rita Levi Montalcini, entrambi premi Nobel) per apprendere quel poco di fisica che, dal suo punto di vista, sarebbe stata necessaria per esplorare nuovi territori della biologia. All’epoca, questo significava genetica, ereditarietà e gli albori della biologia molecolare. Con quegli elementi di fisica appresi a Roma, all’Istituto dove lavoravano i Ragazzi di Via Panisperna, Salvador Luria dimostra, assieme al collega Max Delbrück, che la resistenza dei batteri alle infezioni dei fagi si sviluppa grazie a mutazioni genetiche, mettendo così a disposizione dei ricercatori di tutto il mondo una perfetta piattaforma per lo studio della genetica, motivo per il quale vince il Nobel.

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BlackScreen: il determinismo di Laplace e l’onniscenza del Dio di Dante

Un fumetto tutto italiano edito da Shockdom fa riflettere sul rapporto tra destino e libero arbitrio, ma anche su determinismo e caso nella scienza

La contingenza, che fuor del quaderno
de la vostra matera non si stende,
tutta è dipinta nel cospetto etterno

necessità però quindi non prende
se non come dal viso in che si specchia
nave che per torrente giù discende

(Dante Alighieri, Divina Commedia – Paradiso, Canto XVII, vv. 37 -42)

STRANIMONDI – Al tempo di Dante tra le persone colte teneva banco una disputa teologica sul rapporto tra il libero arbitrio e l’onniscenza divina. Se Dio tutto vede, e quindi sa come si svolgeranno i fatti nel futuro, che senso può avere il libero arbitrio, cioè – secondo la teologia cristiana – il dono della libertà che Dio ha fatto agli esseri umani? Non è tutto già scritto nel destino? Nei versi del Canto XVII del Paradiso che qui abbiamo riportato Dante si basa su Tommaso d’Acquino per indicare da che parte sta. Per il poeta, Dio è onnisciente come colui che sta a riva e vede una nave che solca il mare mentre si sta preparando una tempesta: sa prevedere come i fatti evolveranno da questa situazione, ma non può alterare le conseguenze delle scelte effettuate dalle persone.

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Preoccupazioni analoghe, e relative domande, solcano anche le pagine di BlackScreen, fumetto pubblicato a fine gennaio da Shockdom. Da un’idea di Lucio Staiano, patron della casa editrice e laureato in fisica (cosa che secondo noi ha avuto un peso in BlackScreen, come in altre sue scelte narrative su cui magari torneremo), con l’aiuto di Giuseppe Andreozzi e disegnato da Giovanni “Fubi” Guida, la storia si dipana in un universo del tutto simile al nostro, ma in cui un dettaglio tecnologico ha profondamente modificato la società (se vi viene in mente la serie Black Mirror non siete fuori strada). In questo caso si tratta dello Spoiler, un’invenzione delle Seed Industries in grado di prevedere il futuro della gente e, in particolare, di sapere quando morirà. Poco prima dell’evento, però, se ci si collega allo Spoiler, il risultato sarà una schermata nera (da cui il titolo). Ma cosa succederebbe se qualcuno potesse avere accesso al futuro di tutti? Potrebbe intervenire impedendo che un determinato evento accada? Non si potrebbe sostituire a Dio? Eccoci di nuovo a Dante e a Tommaso d’Acquino: sono passati diversi secoli, ma la disputa è ancora tutta qui.

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File Under #3: The Scottish and English Skies

Un disco uscito alla fine del 2016 (e uno ancora più indietro) per una formazione di all-star della scena folk britannica: solo traditional riarrangiati con un eccezionale gusto che fanno entrare in una dimensione di viaggio fuori dal tempo

Un disco uscito alla fine del 2016 (e uno ancora più indietro) per una formazione di all-star della scena folk britannica: solo traditional riarrangiati con un eccezionale gusto che fanno entrare in una dimensione di viaggio fuori dal tempo 

Un vero viaggio ha ritmi propri e tempi altri rispetto allo scorrere degli eventi quotidiani, motivo per cui gli appuntamenti con questa rubrica non sono fissi, ma randomestrali, soggetti alle bizze degli ascolti, delle esplorazioni e del caso. Dopo Africa, Paesi Baschi e Armenia, un disco uscito sul finire del 2016 spinge a guardare alle verdi terre delle isole britanniche. Un raccolta di brani tradizionali, reinterpretazioni di un corpus di canzoni la cui origine si perde nella memoria dei popoli che le cantano e suonano. E soprattutto canzoni in cui il legame tra terra e memoria è inscindibile, talvolta il loro stesso motivo di esistenza.

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La presa dell’Antartide

Da Cook a Shackleton ad Amudsen: la storia della “presa” dell’Antartide è costellata da grandi esploratori.

Prima di conquistare l’Antartide, bisognava dimostrarne l’esistenza. Ipotizzato da tempi remoti come un grande continente, nel Settecento la Terra australis rimaneva più un mito che una realtà. Nel gennaio del 1773, mentre varca in nave il circolo polare antartico, James Cook è preoccupato, anzi quasi spaventato. Scriverà che il pericolo che si corre a queste latitudini, con gli iceberg che spuntano ovunque in acque ignote, è tale che “io oso asserire che nessuno potrà mai penetrare più in là di quanto mi venne concesso e le terre che possono trovarsi al sud non saranno mai più toccate”. Si sbagliava, perché come era già successo proprio a lui, il senso della sfida, il gusto per l’ignoto e il la possibilità di compiere un’impresa leggendaria hanno mosso molti altri uomini dopo di lui. E continuano a muoverli.

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Le Storie Naturali di Primo Levi

Una mostra al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia di Milano è una buona scusa per tornare a leggere uno degli autori di fantascienza più trascurati

Lo scorso 2016 l’editore Einaudi ha pubblicato una nuova edizione aggiornata e più completa delle Opere di Primo Levi e l’evento è celebrato da una mostra, I mondi di Primo Levi. Una strenua chiarezza, che fino al 19 febbraio è visitabile al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci” di Milano: una buona occasione per tornare sui suoi racconti fantascientifici e fantastici.

Non fosse altro che per la facilità con cui l’abbiamo incontrato nel percorso scolastico, Primo Levi è sicuramente una figura familiare di testimone della barbarie della seconda guerra mondiale, e in particolare dell’internamento, per i suoi due libri sulla sua prigionia ad Auschwitz (Se questo è un uomo del 1947 e ripubblicato nel 1958 da Einaudi) e il viaggio di ritorno a casa alla fine del conflitto (La tregua del 1963). Ma questo è solo una parte della scrittore Primo Levi, che in prima persona era consapevole del rischio di essere messo nell’angolo dei testimoni dell’orrore e che, sempre con il proprio stile pacato, ha cercato di emanciparsi da quell’etichetta che gli andava stretta. Tra le raccolte di racconti, quasi sempre a sfondo fantastico e fantascientifico, abbiamo scelto di rileggere la prima, Storie naturali, pubblicata nel 1966.

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