Martin Mystère ha compiuto 35 anni e si è fatto un look 2.0

Per festeggiare il compleanno è nata una miniserie di 12 numeri interamente a colori, un grande romanzo a puntate lungo un anno

L’11 aprile 2017 è arrivato nelle edicole il numero 350 di Martin Mystère, il detective dell’impossibile di casa Bonelli. Nel corso di 35 anni di vita editoriale (il primo numero è dell’aprile del 1982), il Buon Vecchio Zio Martin (BVZM), come viene soprannominato dai fan, si è occupato da archeologo di alcuni dei grandi misteri dell’umanità, quegli stessi che – irrisolti – alimentano credenze pseudoscientifiche, come quelle generate dal mito di Atlantide (che ritorna spesso e volentieri anche nelle storie del BVZM) e di improbabili civiltà aliene.

A farlo amare ad almeno un paio di generazioni di lettori sono state il suo rigore scientifico, dato che Martin non ha mai rinunciato all’esercizio della razionalità, e anche la sua pedanteria, per cui risulta fin da subito come l’amico nerd che ci deve spiegare – bonariamente – sempre tutto. Il tutto condito da un amore per il genere fantastico e un po’ di complottismo globale, che trasuda da ogni storia.

 

La copertina del primo numero della miniserie

Leggi tutto “Martin Mystère ha compiuto 35 anni e si è fatto un look 2.0”

Diamanda Galás All the Way Diamanda/At Saint Thomas The Apostle

Nuovo disco in quasi dieci anni, e un live, che confermano la necessità di visioni potenti della musica, come quella dell’artista greco-americana

Il brivido è ancora tutto qui, nella voce di Diamanda Galás. A distanza di quattro decenni dall’esordio, il graffio urticante della sua voce e la sua potente visione musicale continuano a essere una meravigliosa anomalia all’interno del panorama musicale internazionale. Dopo uno iato lungo quasi un decennio, l’artista greco-americana torna con ben due dischi che mostrano intatte forza espressiva e interpretativa.

All The Way è una raccolta di personalissime interpretazioni di standard jazz e blues. Il tono è quello, marchio di fabbrica della ditta Galás: pianoforte e voce da mezzo soprano che viene usata come uno strumento, sacrificando l’intelligibilità del testo per incidere nel suono nuovi significati alle parole. È una raccolta di cover, verrebbe da dire, come se si trattasse di un album di una jazz singer che sceglie in libertà che abito mettere, perché conta la propria personale interpretazione (e sull’unicità di quella di Diamanda Galás, c’è poco da discutere). Echeggia per certi versi l’operazione dell’ultimo Bob Dylan, quello che pubblica un triplo disco di omaggi alla tradizione americana, un artista che non ha bisogno che di una scusa per mettere in scena la propria grande opera: se stesso. È in fondo la visione della musica e del mondo di Diamanda quella che emerge tra un classico blues reso celebre da Chet Baker come The Thrill Is Gone, la trasfigurazione del traditional O Death secondo la sua personale visione del jazz, Round Midnight e un brano finale che, messo in bocca a lei, non può non sembrare beffardo: Pardon Me I’ve Got Someone to Kill.

Il secondo album è una registrazione live del 2016 realizzata nella chiesa di Saint Thomas di Harlem, NYC, ed è forse il meglio riuscito dei due perché l’acustica atmosferica del luogo conferisce agli staccato del pianoforte e ai riverberi della voce sfumature più profonde, come di una materia sonora più lucida e levigata. È un viaggio dentro le voci di tre poeti, l’italiano Cesare Pavese, il tedesco Ferdinand Freiligrath e il francese Gérard de Nerval, ma ci troviamo anche due canzoni di Jacques Brel (FernandAmsterdam), e un traditional dilatato e sulfureo (O Death, sì: la versione live dello stesso brano di All The Way) che, assieme a una rivisitazione di Angels di Albert Ayler, fanno da punto di contatto con gli standard del disco gemello. I temi, per una abituata a occuparsi dei demoni dell’AIDS e a posare il proprio sguardo scuro sugli abissi delle tragedie umane, sono inevitabilmente un romanticismo che finisce nella tomba (Artemisis di de Nerval), lo spirito risorgimentale (Freiligrath era associato al movimento della Giovane Germania, l’equivalente della Giovine Italia mazziniana) che pare sbattere brutalmente il muso con il nazionalismo becero dell’attualità, e una riflessione sulla morte per bocca di un poeta a modo suo tragico e politico (Verrà la morte e avrà i tuoi occhi di Pavese).

[Da SentireAscoltare.com]

Steve Reich: Music for Pieces of Wood (1973)

Dmitrij Šostakovič: Suite per orchestra di varietà (1956) – trascrizione per trio con pianoforte e percussioni di Oriol Cruixent

Dmitrij Šostakovič: Sinfonia n. 15 in la maggiore op. 141 – trascrizione per trio con pianoforte e percussioni di Vitkor Derevianko

Lise Meitner, la fisica che non ha mai perso l’umanità

Ha dovuto lottare per poter studiare nella Vienna di inizio Novecento, lavorato come «ospite non pagata» a Berlino e spiegato la fissione nucleare mentre passeggiava nella neve in Svezia

Camminavamo su è giù nella neve, io sugli sci e lei a piedi (diceva – e a ragione – che poteva tenere il mio passo a quel modo). (Otto Frisch, tratto da «Lise Meitner: A Life In Physics» di Ruth Lewis Sime, 1996)

La scena, di una quotidianità bucolica, si svolge in una cittadina di campagna poco a nord di Göteborg, a Kungälv, in Svezia: zia e nipote chiacchierano animatamente mentre si godono la neve e l’atmosfera oramai natalizia. Siamo nel 1938 e a spingere lassù Lise Meitner e Otto Frisch è stata l’occupazione nazista di Vienna: oramai i venti di guerra stanno soffiando sempre più forti sull’Europa e l’appartenere a una famiglia di origine ebrea è un rischio per la propria libertà. Stanno discutendo di un problema che li tiene occupati da novembre, quando hanno fatto un viaggio un po’ rocambolesco fino a Copenhagen, in Danimarca, per incontrare un altro Otto, collega di Lise e probabilmente il miglior radiochimico della sua generazione: Otto Hahn.

Il problema sono i risultati di un esperimento che ha realizzato all’Istituto Kaiser Wilhelm di Chimica di Berlino assieme al suo assistente Fritz Strassmann e che li sta facendo ammattire. Dopo aver bombardato atomi di uranio con singoli neutroni, si aspettavano come la maggior parte dei loro colleghi dell’epoca di ottenere atomi di un elemento più pesante, come se l’uranio avesse “incorporato” il neutrone. Ma quello che avevano ottenuto era una certa quantità di bario, un elemento con un numero atomico quasi metà di quello dell’uranio. Si trattava di una trasmutazione che per i due chimici non aveva senso. Non per Lise Meitner, che capisce di essere di fronte a un fenomeno mai osservato prima che entrerà nel linguaggio della scienza come fissione nucleare.

Leggi tutto “Lise Meitner, la fisica che non ha mai perso l’umanità”

András Schiff e la Chamber Orchestra of Europe a Bologna Festival 2017

Johann Sebastian Bach: Ricercar a 3 voci, Ricercar a 6 voci dall’Offerta Musicale BWV 1079

Béla Bartók: Musica per archi, percussioni e celesta

Johannes Brahms: Concerto n. 2 in si bemolle maggiore op. 83 per pianoforte e orchestra

Uno dei concerti più belli degli ultimi anni. A fare la differenza almeno due elementi che hanno caratterizzato la serata. In primo luogo una Chamber Orchestra of Europe in una forma smagliante, che esegue come se fosse un unico strumento: affiatati, bravissimi. Emozionante il brano di Bartók, perché dentro ci hanno trovato una grande divertimento, un’espressione di libertà d’espressione che è esplosa in una delle mezz’ore più belle degli ultimi anni.

Secondo elemento, la vitalità di Schiff, che praticamente non ha bisogno di dirigere un’orchestra che è in simbiosi, ma che ci mette un’energia e una partecipazione che fanno capire che si sta divertendo un mondo. Ha avuto anche il pregio di far scorrere come una ventata di aria fresca il Concerto di Brahms. Forse non impeccabile, ma una scorrevolezza, una misura…

Nel mondo ci sono 300 milioni di depressi

I dati sulla depressione in Italia nella Giornata Mondiale della Salute 2017

Più di 300 milioni di persone al mondo malate di depressione. Sono le stime più aggiornate che l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha rilasciato il 7 aprile 2017 in occasione delle Giornata Mondiale della Salute che quest’anno è dedicata proprio alla depressione. Secondo Margaret Chan, direttore generale dell’OMS, “questi numeri sono una sveglia perché tutti i paesi rivedano il proprio approccio alla salute psicologica e questa venga trattata con l’attenzione necessaria”. Troppo spesso, però, la paura dello stigma sociale e i pregiudizi spaventano chi ne soffre, rendendo più difficile la richiesta d’aiuto. Per questo motivo la campagna dell’OMS si intitola “Depression: Let’s Talk” (“depressione: parliamone”).

Ulteriore elemento di preoccupazione per l’OMS è l’accesso alle cure. In molti paesi non esiste, o è molto limitato, il sistema di sostegno per le persone che hanno problemi di salute psicologica. Perfino nei paesi più ricchi, circa il 50% delle persone che soffrono di depressione non vengono curate e mediamente, solo il 3% della spesa sanitaria pubblica è investita in questo settore. Uno sforzo troppo ridotto se, come dice l’OMS, il disturbo depressivo maggiore, il caso più grave, è la quarta causa di disabilità a livello globale.

 

La situazione italiana

I dati del sistema di sorveglianza della salute pubblica PASSI gestito dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) dicono che gli italiani che presentano sintomi legati alla depressione sono il 6,2% della popolazione. Questa percentuale fa riferimento ai dati raccolti nel monitoraggio 2012-2015 su di un campione rappresentativo della popolazione nazionale, corrispondente a circa 3,7 milioni di italiani.

La situazione italiana è, come spesso accade, variegata sul piano delle regioni. Sopra la media nazionale risultano: Emilia-Romagna (7,5%), Liguria (7,5%), Molise (10,2%), Sardegna (9,4%) e Umbria (8,7%). Con un dato migliore della media: Basilicata (3,4%), Marche (4,8%), la provincia autonoma di Bolzano (4,6), quella di Trento (4,2%), Puglia (4,4%) e Veneto (5,6%). Tutte le altre regioni presentano risultati che oscillano attorno a quello nazionale.

Leggi tutto “Nel mondo ci sono 300 milioni di depressi”